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 2003  ottobre 26 Domenica calendario

Fedrico Fellini convinto, «verso i sei, sette anni» che ci fossero due vite, «una con gli occhi aperti e una con gli occhi chiusi»: «La sera non vedevo l’ora di andare a letto

Fedrico Fellini convinto, «verso i sei, sette anni» che ci fossero due vite, «una con gli occhi aperti e una con gli occhi chiusi»: «La sera non vedevo l’ora di andare a letto. Avevo battezzato i quattro angoli del letto con i nomi dei cinema di Rimini, Fulgor, Savoia, Opera Nazionale Balilla, Sultano. Lo spettacolo cominciava appena chiudevo gli occhi. Prima un buio vellutato e trasparente, un buio che immetteva in un altro buio. Poi il buio era attraversato da lampeggiamenti: come a volte la sera, al mare, quando minaccia un temporale e la linea dell’orizzonte sull’acqua subisce un bombardamento di luce. Poi mi trovavo più addentro, il lampeggiamento era anche alle mie spalle e intorno a me. Apparivano spirali colorate, raggi, costellazioni, puntini luminosi, sfere scintillanti a volte circondate da anelli come il pianeta Saturno. Il cielo buio era costellato di forme abbaglianti e colorate che poi prendevano a roteare lentamente, avendomi al centro. Uno spettacolo che mi incantava...». Fellini sognava personaggi reali amici, ammirati o temuti: Picasso, Gianni Agnelli, Giorgio Strehler («che era una bellissima donna»), Antonello Trombadori, Georges Simenon, Giuseppe Verdi, Alberto Moravia (in un sogno doveva sposarlo, per poter uscire da una buia cittadella), il papa Paolo VI («Eminenza ha fiducia in me?», «Nessuna», rispondeva l’allora cardinale Montini). Sognava ostacoli, minacce, curve pericolose, treni in arrivo su binari dai quali lui non poteva staccarsi, ascensori velocissimi, voli, belve in una buia foresta, brutte situazioni («evado dal manicomio criminale...»), grotte, incendi senza scampo. Sognava grandi belle donne sontuose, bionde, a volte dolcemente seducenti, a volte rimproveranti, severe. Sognava se stesso bambino, chiamato Fefè. Poi Fellini Oniricon sparì. Cominciò a sognare meno, o a non avere memoria dei sogni: «Soffrendo d’insonnia, ero stato costretto a prendere calmanti, ansiolitici, ipnoinducenti che sono castratori dell’attività onirica, letali per il sogno. Una porta si chiuse sulla vita inconscia. E’ questo il vero pericolo di assuefazione di farmaci simili».