varie, 31 ottobre 2003
Tags : Ibrahim Izzat Al Douri
AL DOURI Ibrahim Izzat Ad Dawr (Iraq) 1 luglio 1942, 11 novembre 2005. «[...] era figlio di un venditore di ghiaccio
AL DOURI Ibrahim Izzat Ad Dawr (Iraq) 1 luglio 1942, 11 novembre 2005. «[...] era figlio di un venditore di ghiaccio. Aveva i capelli e i baffi rossi, e figurava al sesto posto nella lista dei cinquantacinque uomini più ricercati dagli americani perché considerato uno dei maggiori organizzatori delle operazioni militari contro la coalizione. Operazioni rese possibili dall’impiego di armi che furono nascoste su ordine di Saddam in vari arsenali del paese, subito prima dell’attacco anglo-americano. Nel dicembre 2003 i marines lanciarono una grande operazione in un ospedale di Hawijah dove si riteneva fosse ricoverato. L’operazione durò circa nove ore, ma Al Douri fuggì per tempo. [...] era l’unico sopravvissuto tra i dirigenti del Baath che nel ”68 presero il potere con un colpo di stato. In seno al partito, di rigorosa ispirazione sunnita, incarnava l’ala destra e fondamentalista. Guidava un intero corpo d’armata, pur non avendo mai frequentato un’accademia militare. A lui, Saddam affidava soprattutto i ”lavori sporchi”. Fu Al Douri, per esempio, che diede il nullaosta all’impiego di armi chimiche contro la popolazione civile curda, materialmente messo in atto dal cosiddetto ”Alì il Chimico” [...] Fu sempre lui che ebbe la supervisione dei tribunali speciali incaricati di fare piazza pulita di quegli sciiti che negli anni ”80, nel sud dell’Iraq, si rivoltarono contro Saddam. [...]» (Pietro Del Re, ”la Repubblica” 12/11/2005). «[...] Baffi rossicci, carnagione chiara, figlio di un venditore di ghiaccio, Al-Douri è sempre stato considerato uno degli uomini più fidati di Saddam. Nato nel 1942 in un villaggio poco lontano da Tikrit, la città del raís, Izzat si è conquistato la fama di dirigente inflessibile. Ha guidato personalmente operazioni di repressione contro i dissidenti e insieme al vicepresidente Ramadan si è trasformato in un guardiano del regime che ha contribuito a creare. stato infatti tra i protagonisti del golpe che nel 1968 ha aperto la via del potere a Saddam. I vincoli politici sono stati poi rinsaldati dal matrimonio – durato però poco – tra sua figlia e il primogenito del presidente, Uday. Al-Douri non ha mai concluso gli studi militari eppure ha assunto incarichi sempre più importanti, arrivando a essere designato vice presidente e vice responsabile del Consiglio rivoluzionario del partito Baath. Durante la guerra Iran-Iraq (1980-88) avrebbe svolto un ruolo importante nell’ordinare l’uso delle armi chimiche contro i curdi ad Hallabja. Risultato: cinquemila civili sterminati. Poco prima dell’invasione americana, Saddam gli affida la responsabilità del ”fronte settentrionale” con base a Mosul. Come gli altri gerarchi può fare ben poco per constrastare la marcia delle unità Usa. Diventa invece importante una volta che nell’Iraq esplode la resistenza. Nonostante abbia un tumore, è il punto di riferimento per i ribelli saddamisti che hanno organizzato depositi di armi e rifugi in tutto il Paese. Ricostruzioni mai confermate parlano anche di un patto siglato con i mujahidin stranieri venuti in soccorso della ribellione. In questo quadro Al-Douri, accompagnato da due figli, firma in modo solenne un’alleanza con Abu Musab al-Zarkawi: una storia che forse è solo una leggenda. Per gli americani è comunque un elemento pericoloso. Finisce nel mazzo di carte con i nomi e i volti di 55 dirigenti del regime: è il re di fiori e sulla sua testa c’era una taglia di dieci milioni di dollari. [...]» (Guido Olimpio, ”Corriere della Sera” 12/11/2005). «I curdi se lo ricordano molto bene. Convocati in fretta e furia a Bagdad alla vigilia del prima guerra del Golfo, si sentirono dire: ”Ricordatevi di Halabja, siamo pronti a ripetere l´operazione”. Noto per il suo sarcasmo e per la sua abilità nel distribuire sorrisi e feroci torture, il generale Izzat Ibrahim Al Douri, vicepresidente del Consiglio della rivoluzione, massimo organo istituzionale del regime di Saddam, ricordava con soddisfazione la più atroce strage nei confronti delle popolazioni curde del nord del paese. Migliaia di uomini, donne e bambini, vennero bombardati con ordigni carichi di gas nervino. Fu una mattanza che fece inorridire il mondo. Numero due del regime, il "re dei fiori" nel mazzo di carte creato dagli Usa per elencare i 55 latitanti da arrestare. [...] Sparito alla vigilia della presa di Bagdad, il braccio destro di Saddam è sempre riuscito a restare in sella nella rigida gerarchia del regime, passando indenne le numerose purghe disposte dal raìs. La sua abilità nel doppio e triplo gioco, restando nell´ombra nei momenti più difficili e presenziando negli anni d´oro tutti i vertici della Lega araba e dell´Organizzazione della conferenza islamica, gli ha valso persino la nomina di generale di corpo d´armata. Un grado che sfoggiava nonostante non avesse alcuna esperienza militare. Custode dei principali segreti di Saddam, Izzat Ibrahim ha fondato la sua forza sul clan familiare di al Dawn, un altro paesino confinante con Tikrit. Alto, magro, slanciato, due grossi baffi che gli ornano il viso duro, il generale amava spesso vestirsi all´occidentale quando si recava all´estero per i congressi. Ma non disdegnava certo indossare il lungo abito tradizionale arabo per andare a pregare, tra la gente, nelle moschee di Abdel Kader Gilani e di Abu Hanifa a Bagdad. Pare che in quest´ultima, roccaforte sunnita, avesse anche una camera personale. Promotore con Saddam della corrente irachena del Baath, finì per incarnare l´anima più fondamentalista e reazionaria del partito. Ma fu lui a imprimere la svolta islamica del regime del raìs, con finanziamenti alle scuole coraniche e enti caritatevoli di Bagdad, Tikrit, Mosul, Kirkuk. Soldi che ovviamente attingeva dalle casse dello Stato, già svuotate per l´ossessione guerrafondaia del presidente. Nel ’98 è sfuggito ad un attentato a Karbala e nel ’99 ad un arresto mentre si trovava a Vienna per curarsi» (m. d., ”la Repubblica” 31/10/2003).