Varie, 30 ottobre 2003
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Pipes Daniel
• Boston (Stati Uniti) 9 settembre 1949. Islamologo. Direttore del Middle East forum e personaggio di punta dei neocons americani. Ex consulente della Casa Bianca di George W. Bush • «È al fianco di George W. Bush nella politica mediorientale. Il presidente lo ha voluto nella direzione del Consiglio per la Pace, organo di indirizzo strategico, dopo l´11 settembre. Nei suoi saggi aveva preannunciato dal 1995 l´offensiva terroristica e, dopo la catastrofe, è apparso profetico. I giornali americani, tutti, da allora se lo contendono. È una celebrity televisiva. Il New York Post di Murdoch se l´è aggiudicato come commentatore. “Chi non ha paura dell´islamismo non lo conosce”, è una sua battuta. Pipes è un intellettuale “neocon” a tutti gli effetti. [...] Il confronto tra padre e figlio è facile quanto inevitabile. Il figlio consigliere di Bush per la questione islamista, il padre consigliere di Ronald Reagan per la questione comunista: fu uno degli uomini chiave del “Team B” della Cia, una commissione che aveva il compito di stimare il potenziale strategico di Mosca e dal cui lavoro dipendeva il dosaggio del budget militare americano. [...] “Il ruolo di mio padre era quello di studiare e di spiegare all´opinione pubblica americana i fattori per cui la Russia poteva costituire un pericolo. Oggi la democrazia occidentale si trova ad affrontare una nuova minaccia: l´Islam militante. [...] Il mondo mussulmano oggi non si trova più nella posizione privilegiata che occupava in passato. Da ciò scaturisce questa sua incontenibile aggressività. [...] I singoli fattori non sono determinanti: la povertà, le carestie, una politica americana sbagliata sono solo la punta dell´iceberg. La base motivante dell´integralismo non è affatto circoscritta. Si tratta di un sentimento profondo, di un risentimento che ha molto a che fare con una crisi di identità del mondo arabo, per la quale l´Islam militante, al momento, sembra a molti l´unica soluzione possibile. [...] I radicali del mondo islamico sono una minoranza, stimabile intorno a 10-15 per cento, ma sono organizzati, sono loro a fare l´agenda. [...] L´Islam militante è il problema e l´Islam moderato è la soluzione. [...] Nel 1969 quando decisi di dedicarmi a questo tema, l´Islam sembrava una questione in declino. Ora ci troviamo nel momento più radicale della storia dell´Islam, più radicale e distruttivo di quanto sia mai stato in passato. [...] Il fondamentalismo è una risposta alla modernità, un modo di rapportarsi ad essa. Si tratta di una particolare maniera di confrontarsi con l´attualità contingente. Ed è interessante notare che alcuni – se non la maggior parte – dei leader e degli intellettuali dell´Islam militante sono professionisti – architetti, dottori, imprenditori, ingegneri – che spesso hanno anche alle loro spalle un´esperienza formativa in Occidente. Non sono contadini di paesi in via di sviluppo. [...] L´impulso definitivo alla liberazione dalla Jihad verrà in generale dall´Occidente e non dal Pakistan o dall´Arabia Saudita. Siamo dunque noi che dobbiamo impegnarci, non possiamo aspettarci che il mondo arabo faccia da solo. Tra America ed Europa, sarei più incline a considerare l´opzione americana, proprio perché negli Stati Uniti c´è al momento una maggiore integrazione tra mussulmani e popolazione autoctona. In Europa gli arabi sono ancora relegati in una posizione di marginalità, anche se esistono certamente degli intellettuali di tutto rispetto, come Bassam Tibi, appunto, o Tariq Ramadan. Ma il punto è che la libertà arriverà da qui, dall´Occidente”» (Giancarlo Boselli, “la Repubblica” 30/10/2003).