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 2003  ottobre 30 Giovedì calendario

Harry Debbie

• Nata a Miami (Stati Uniti) il primo luglio 1945. Cantante. «Musa inquietante dell´immaginario pop degli anni 80, ultimo frammento lasciato dal pianeta Warhol nell´epoca in cui in nome del suo credo la forma è diventata norma, e il contenuto una delle possibili variabili dell´universo dell´intrattenimento. I Blondie hanno venduto qualche decina di milioni di copie di album come Earth of glass, Parallel lines, Autoamerican e canzoni come Sunday girl, Dreaming, Call me tra la seconda parte degli anni 70 e gli anni 80, quando l´immagine, ha aperto le porte del mercato globale e l´industria ha riformulato il repertorio di simboli azzerando le distinzioni d´identità in un calderone dove Che Guevara era un logo come oggi Bandiera Rossa è la suoneria di un telefonino. Debby Harry però riusciva a non affondare in quel calderone indistinto contraddicendo la regola aurea dell´estetica da prime time planetario che assegna alle ventenni l´esclusiva della bellezza. Debby è diventata un sex symbol dopo aver fatto la cameriera e la coniglietta di Playboy, l´oggetto di desiderio di un pubblico molto trasversale che l´aveva amata molto in Videodrome, uno degli incubi cinematografici di Cronenberg che è il fiore all´occhiello della sua tutt´altro che banale vicenda cinematografica. La musica dei Blondie è stata una sorta di colonna sonora ideale degli anni in cui l´uomo elegante vestiva come Richard Gere in American Gigolo uscendo dal coro proprio grazie a Debby Harry, che dava al tutto quel che di trasgressivo e di mescolanza di significati che è uno dei segreti del fascino indiscreto del rock. Poi ci sono gli inizi dei Blondie che risalgono a quel periodo in cui a New York, le cantine al confine della Bowery trasformate in club come il CBGB´S, Il Max´s, il Kansas City, erano il laboratorio del nuovo mentre ribollivano i fermenti del punk e della new wave e sulla scena si alternavano con i Ramones, i Talking Heads, Mink de Ville. ”L´America non ha mai amato del tutto il punk, infatti c´erano i Ramones che erano i figli diretti del punk, e i Talking Heads che invece rappresentavano il nuovo più sofisticato. stato un periodo stupendo, c´erano dei codici ma si poteva sperimentare. Seguivamo le regole di un gusto collettivo, ma con qualche trasgressione. Per esempio noi vestivamo alla moda però seguivamo un´estetica che poi è stata definita minimalista. Da questo punto di vista ai Blondie è riuscito di rispettare le regole del gusto, le nostre canzoni erano facili da memorizzare ma non erano mai banali, nei nostri testi eravamo sempre attenti a mantenere viva l´ironia”» (Paolo Biamonte, ”la Repubblica” 30/10/2003). Vedi anche: Stefano Montefiori, ”Sette” n. 27/1999.