Varie, 29 ottobre 2003
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Smith Emilio
• Adel Alessandria d’Egitto (Egitto) 1960. «Partito dei Musulmani d’Italia. Potenziale: 5%. Esordio elettorale: primavera 2004, alle amministrative di Pordenone, ”terra occupata dalle truppe americane”. Modello inconfessato: la Lega (cui è dedicata la videocassetta Adel Smith castiga Borghezio, più la parte seconda dal titolo definitivo Adel Smith contro tutti). Si comincia con il crocifisso da vietare, si finisce ”in Parlamento, a difendere la minoranza islamica”. Adel Smith assicura che con Borghezio non si sentono ogni mattina, come potrebbe sembrare. E neanche con i fedeli nemici di Forza Nuova, che da lui traggono linfa e ragion d’essere, che gli sono legati a filo doppio, ne sono il complemento e l’immagine speculare. Adel Smith ha capito, e si è adeguato. La sua carriera è cominciata quando ha portato il destro al mento del prof. Pelanda, primo e forse non a caso unico ”neo-con” italiano. Il giorno dopo i giornali erano tutti per Adel... Il prof. Pelanda tentò un’intervista per dire che aveva vinto lui, ma tutti avevano visto com’era andata. ”Questo succede a chi mi aggredisce” rievoca ora Smith, mimando la finta di corpo. Poi vennero quelli di Forza Nuova, ancora in televisione. ”Ottanta contro due. Ma ho resistito”. [...] Si è rivolto alla magistratura per far togliere il crocifisso dalla classe del figlio. Ha vinto. Ha fondato un partito. Ma non rinnega gli esordi: ”Sono pronto a un confronto sulla pubblica piazza. Datemi Fiore, il capo di Forza Nuova, datemi Borghezio, Baget-Bozzo, Biffi, la Fallaci”, cui ha dedicato uno dei suoi 19 libri, ”Adel Smith castiga Oriana Fallaci”. La casa ne è ingombra. Piccola piscina, barbecue, caminetto. Cucina ”disegnata da me. Sono architetto di interni”. E libri, quasi tutti scritti da lui. Un poligrafo. Errori e orrori del Vecchio Testamento. La carne di porco nella Bibbia e nel Corano. E poi videocassette dai titoli garbati tipo. Gli sporchi trucchi del missionario cristiano. Come smascherare i nuovi crociati. Quando scrive, o parla alle telecamere, o risponde al telefono che suona di continuo (’Mi hai visto a Porta a Porta? Come sono andato?”), usa la linea Borghezio, chiama il Santo Padre ”l’extracomunitario”, l’America ”la potenza eretta sui cadaveri”, Bush, Dante ”il dannatissimo e sconcio poeta dall’insuperato cattivo gusto plebeo” (per aver messo Maometto all’inferno). A taccuino chiuso si rilassa, sorride, scherza. Considera che qui in Italia bisogna fare così per essere ascoltati, e poi non è gradevole ”essere chiamati ’ fottuti figli di Allah’ e vedersi inventare una falsa biografia dai giornali, compreso un immaginario padre scozzese, una sorella mai nata e una madre di nome Mona. So bene cosa vuol dire quella parola in alcune regioni del Nord! Mia madre non si chiama Mona! Allora mi difendo con alcune querele”. [...] Dell’anziana mamma che passa rapida quasi invisibile lungo le scale, Adel Smith non vuol dire il nome. Presenta volentieri i tre figli: David di 2 anni, Khaled di 4, Adam, di 6. Il bambino che ha compiuto il miracolo di mettere d’accordo Polo e Ulivo, Berlusconi e il Csm, Ruini e Hamza Piccardo si chiama appunto Adam Smith e porta la sura 112 del Corano ricamata sul grembiulino. Scivola lieve la loro mamma, albanese. ”Sono nato nel ’ 60 ad Alessandria d’Egitto. Mio padre, architetto, si chiamava Riccardo ed era italiano, di Napoli, come mio nonno, come mio bisnonno. Le nostre radici scozzesi sono remote. Mia madre è egiziana. Adel, il Giusto, è il nome del medico che la salvò quando stava morendo di parto. Sono figlio unico. Battezzato. Ho studiato dai francescani. Sono arrivato a Roma a 24 anni, per aprire un negozio di videocassette. Qui mi sono convertito, attraverso lo studio e la meditazione. Poi sono stato nell’ex Jugoslavia e in Albania. Avevo una tipografia con 32 operai, l’ho venduta. Sono tornato meno di tre anni fa. Per difendere l’Islam. [...] Io non sono un ospite, sono italiano, non ho bisogno di una legge per votare. Sono contrario. Ma se vogliono farla, mi va benissimo. Altri voti in arrivo per noi. Puntiamo a rappresentare tutti i musulmani, e anche gli italiani stanchi di cinquant’anni di occupazione americana”. [...] I leader della comunità islamica lo accusano di rappresentare solo se stesso. ”E io non riconosco alcuna autorità a centri culturali che nessuno frequenta, a società nate per sfruttare il business della carne macellata secondo le regole del Corano. Finti moderati contigui al terrorismo e difensori dei kamikaze, che uccidono bambini ebrei innocenti con un sacrificio di sé privo di giustificazioni religiose. [...] Non ho nulla contro il simbolo dei cristiani. Il Corano mi insegna a credere nel Cristo come uomo di Dio, nato da una vergine. Il mio prossimo libro si intitolerà Io amo Gesù. Non voglio staccare il crocifisso dalle chiese e dalle case. Ma a scuola, no. Allora ci dev’essere anche Buddha. E Shiva. [...] Sono un uomo di studi, di lettere. Amo i ritmi lenti. Non ho fretta. I cattolici hanno comandato per duemila anni, i democristiani per mezzo secolo, tuttora in Parlamento sono decisivi. Noi abbiamo molto tempo davanti. Possiamo aspettare. Vedo che già ora la Cgil ci difende, come i comunisti, come La Malfa. Tra dieci o vent’anni, i nostri figli potranno difendersi in prima persona”» (Aldo Cazzullo, ”Corriere della Sera” 29/10/2003).