Varie, 29 ottobre 2003
FRANKIE HI-NRG MC
(Francesco Di Gesù) Torino 18 luglio 1969. Cantante. Rapper • «Il più colto e senz’altro il meno allineato dei rapper nostrani è un tipico esempio di coerenza musicale raramente riscontrabile. Da Potere alla parola a Fight da faida senza dimenticare la stupenda Quelli che ben pensano o Libri di sangue le canzoni in rima di Frankie hanno toccato con puntualità e intelligenza tempi sociali importanti trattandoli con la leggerezza e la forza che solo il rap può permettere. [...] Frankie Hi-NRG si può considerare un rappresentante della vecchia scuola (old school) rap italiana anche se quando nel nostro paese esplose il fenomeno di questo ragazzetto dagli occhialoni neri non se ne vide l’ombra. Perché? ”Specialmente in quegli anni - racconta - sono stato tenuto fuori da una specie di cartello che si era creato nei miei confronti. Mi si emarginava e non mi si considerava parte della cosiddetta ”scena’. Qualcuno non mi considerava neppure un autore rap. Fu per quei motivi che scrissi Faccio la mia cosa, una canzone che denunciava la mia situazione. Oggi posso dire che da un lato il non essere considerato da quei tipi mi ha fatto bene. Quel rap italiano si è prima seduto e poi è scomparso; oggi alcuni di quelli che dicevano di fare il rap sono solo delle marionette nelle mani di questa o quella casa discografica. Nel nostro paese le uniche realtà della cultura hip hop che raccontano qualcosa e si sono evolute sono il djing e chi disegna graffiti. Per il resto tabula rasa” [...]» (Luca Dondoni, ”La Stampa” 10/1/2005). «Il rap in Italia ha avuto due esponenti in qualche modo moderati che sono arrivati al grande pubblico: Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, e Francesco Di Gesù, in arte Frankie Hi- NrgMc. Cognomi fra l’angelico e il divino hanno imposto un rap romantico e/ o moralista, a volte politicamente corretto (Jovanotti), a volte sarcastico (Frankie). I soggetti che praticavano il turpiloquio e l’invettiva come i loro colleghi americani (tipo Jo Cassano, scomparso prematuramente, o Kaos) sono rimasti al palo. Ora, mentre Jovanotti cerca di ritrovare la vena creativa, Frankie, che ha al suo attivo due album di buon successo come Verba manent (1992) e La morte dei miracoli (1997) pubblica Sono un autarchico in equilibrio fra rap, cabaret, politica, ironia. Si apre e si chiude con brevi monologhi originali di Franca Valeri, propone una sintesi d’un lucido discorso di Arnoldo Foà contro il referendum abrogativo del divorzio del 1974 e coinvolge anche Paola Cortellesi in L’inutile, che sbeffeggia i luoghi comuni della creatività commerciale, un po’ come faceva Enzo Jannacci con La canzone intelligente. [...] ”Le simmetrie tra calcio e politica sono tante. Entrambi sono argomenti da bar o vengono trattati come tali. L’obiettivo del politico è classificarsi bene piuttosto che fare un buon gioco. Come i calciatori”» (Mario Luzzato Fegiz, ”Corriere della Sera” 29/10/2003). «Il rapper più rigoroso e accreditato sulla scena italiana. [...] ”Colleziono dischi in cui c’è gente che parla: il primo era di mia madre, di quando avevo 4 anni: c’è Elena Melik che spiegava come ci si trucca, con la musica: surreale. Foà mi sembra uno tipo bello tosto: nel ’74 discettava sull’inutilità dell’abrogazione della legge sul divorzio, in studio con il taglia-e-cuci abbiamo creato un discorso diverso, nel quale lui s’è pienamente riconosciuto. Franca Valeri poi ha sempre messo il buon gusto, il garbo, l’intelligenza al servizio della comunicazione, facendo ridere; ci ha fatto capire che messaggi tosti possono passare se sono pungenti ma potabili. [...] Sono sempre stato esterno alla scena. Mi viene da dire che il rap italiano non è pervenuto. Quel che mi capita di sentire non mi piace, è quanto meno superficiale; il miglior pezzo rap degli ultimi tempi è Il mio nemico di Silvestri, che non è un rap”» (Marinella Venegoni, ”La Stampa” 29/10/2003).