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 2003  ottobre 29 Mercoledì calendario

Caponigro Paul

• Boston (Stati Uniti) 7 dicembre 1932. Fotografo • «In alcuni casi fai fatica a capire che si tratti di una fotografia e non di un disegno di Paul Klee. L’attenzione alla forma è quasi un ossessione per Caponigro, che ha tra i suoi maestri personaggi come Minor White e Walter Chappell e ovviamente Ansel Adams, che è stato il grande cantore della natura nella fotografia americana. E sembrano quasi un omaggio al grande Adams certe immagini della Monument Valley con le ombre. Più vicine al mondo di White rocce nere, radici di alberi che sembrano dita umane, acque sulla battigia che disegnano arabeschi. E poi la serie Anni 70 dei girasoli, analizzati in decine di varianti. Ora sembrano nuvole in un cielo nero, ora anemoni di mare, ora geometrie allo stato puro: ”C’era qualcosa in quel fiore che generava in me diverse domande. Io lo interrogavo e lui mi rispondeva con un’altra domanda”. Caponigro sembra cercare l’altra faccia di quello che vediamo, i disegni nascosti, le forme che soggiacciono al reale. E talora riesce a farlo anche con ironia come nella splendida Galaxy Apple, dove un’intera galassia è racchiusa in una mela. Altre immagini sono di una semplicità zen, come le due pere in un piatto o le caramelle su un tavolo. C’è nelle immagini di Caponigro quasi un ritmo musicale, d’altronde lui ha sempre coltivato accanto alla passione per la fotografia quella per il piano: ”Per me non c’era differenza fra musica e fotografia, perché avevo visto la luce passare attraverso il suono e il suono passare nella luce: entrambi arrivano nello stesso posto dentro di me [...] In quest’epoca io mi sento costantemente aggredito da troppe informazioni: mi sento come un sistema sovraccarico che va in corto circuito. Provo a star lontano da tutto ciò, penso che l’epoca attuale necessiti di sviluppare nell’essere umano un nuovo sistema nervoso in grado di gestire questo sovraccarico e la preponderanza del corpo fisico per far spazio come auspicabile ai bisogni dell’essere interiore”» (Rocco Moliterni, ”La Stampa” 29/10/2003).