Varie, 29 ottobre 2003
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ARMITAGE Karole Madison (Stati Uniti) 3 marzo 1954. Coreografa. Ballerina • «Signora incontrastata di una danza che mescola rock, punk e accademismo estremo, nata al balletto con Balanchine e interprete di Merce Cunningham
ARMITAGE Karole Madison (Stati Uniti) 3 marzo 1954. Coreografa. Ballerina • «Signora incontrastata di una danza che mescola rock, punk e accademismo estremo, nata al balletto con Balanchine e interprete di Merce Cunningham. [...] ”Mi interessa puntare l’attenzione sulla grammatica del corpo. La danza parla per se stessa, il movimento ha una grande capacità di comunicare. Ci sono molti giovani coreografi che seguono questa linea. Per esempio alcuni danzatori del New York City Ballet. [...] C’è anche un cotè tutto contemporaneo in questo filone di pura danza. Trovo molto interessante il lavoro per esempio dell’anglo pakistano Akram Khan che mescola danza indiana kathak e contemporaneo. Oppure il lavoro contemporaneo che fa l’americano John Jasperse”» (Sergio Trombetta, ”La Stampa” 29/10/2003). «Interprete innovativa, anzi rivoluzionaria della danza classica, è stata definita da qualcuno ”la regina del punk-rock in versione ballettistica”. Non a caso collabora assiduamente con due importanti artisti neofigurativi statunitensi, David Salle e Jeff Koons. Artisticamente figlia del mitico George Balanchine (creatore del New York Ballet) e di Merce Cunningham, le sue coreografie, di grande rigore tecnico e formale sono caratterizzate da forti contenuti poetico-filosofici. Negli anni ’70 oltre a essere stata una delle massime interpreti di Cunningham, ha avuto commissioni da Rudolph Nureyev ed è stata la coreografa di Mikhail Baryshnikov. Direttore del Festival Internazionale di Danza Contemporanea della Biennale di Venezia [...] ”Per me la danza è un grande sollievo da tutte le parole e le immagini con cui la cultura popolare e i media ci investono quotidianamente. una rara esperienza contemplativa, capace di offrire all’uomo contemporaneo un qualcosa di assolutamente prezioso. Ne abbiamo bisogno [...] Come tutti i ballerini, ho iniziato giovanissima, a sei anni, e dunque la danza mi ha accompagnata per tutta la vita. Quello che ha continuato ad attrarmi alla danza è il fatto che non è un prodotto commerciale. In questo è marginale ma anche indispensabile [...] Trovo interessante mostrare in che modo la danza è diversa da altre forme di spettacolo [...] All’origine era una maniera per celebrare il re, tutta pompa e fanfara, poi progressivamente ci si è accorti della sua potenzialità narrativa. Dall’Ottocento il balletto è dominato dalla narrazione, basti pensare al Lago dei Cigni, e tutti quei balletti che raccontano una storia. Nel Ventesimo secolo ci siamo sbarazzati della trama e dei costumi e si è fatto danza con solo corpi e musica. Questo fino agli anni ’50, quando Merce Cunningham ha capito che potevamo fare a meno anche della musica: un corpo che attraversa lo spazio può essere sufficente a creare un’emozione anche nel silenzio. [...] Nel mio lavoro sono alla ricerca del linguaggio del corpo, di un vocabolario, e in questo seguo una tradizione classica. Nello stesso tempo nella mia ricerca di nuove forme di movimento mi sento vicina all’avanguardia [...] Ciò che rende interessante l’arte è la possibilità di mettere in luce contraddizioni, paradossi, contrapposizioni. Nella danza talvolta è possibile risolvere queste contraddizioni oppure semplicemente evidenziarle. Questo crea una tensione interessante per lo spettatore [...] Sento una forte attrazione e interesse per l’energia ’cruda’ della cultura pop. Questa, anche nelle sue manifestazioni più elementari, sprigiona energie e emozioni a cui tutti sanno rapportarsi. Per me è evidente che la danza contemporanea deve essere aperta a queste contaminazioni. In questo non vi è nulla di nuovo, anche nel Lago dei cigni ci sono danze popolari. Inoltre, non posso negare l’influenza del pensiero di Lacan e Derrida: le loro teorie spingono il coreografo contemporaneo a ridefinire cosa può essere considerato ’classico’ [...] in ogni tradizione e in ogni stile si lavora con la stessa materia prima: due ginocchia, due anche, due piedi e la stessa struttura scheletrico muscolare. Se pratichi il balletto a Parigi e il kung fu a Hong Kong stai comunque usando gli stessi identici muscoli» (Alessandro Cassin, ”L’Espresso” 10/6/2004).