Varie, 29 ottobre 2003
APICELLA
APICELLA Mariano Napoli 14 settembre 1962. Musicista. Professionista da più di venti anni, è figlio d’arte: suo padre, Tonino, negli Anni ”70 è stato un noto cantante napoletano grazie soprattutto a uno stile interpretativo «alla Aznavour». Ma anche il nonno aveva una vena d’artista: il nipote lo ha definito «poeta tassista». Trascorsi molti anni in giro per il mondo proponendo un repertorio fatto soprattutto di classici napoletani, ha deciso di ritornare a Napoli e ha incontrato Berlusconi, col quale ha poi inciso un album (2003). «Spirito libero d’artista (ma con futuro incerto), o cantante-impiegato con contratto a termine? E che dubbio c’è: ”Il tram passa una volta sola, e se uno non lo prende al volo, arrivederci e grazie. O sbaglio?”. E Mariano Apicella, il chitarrista napoletano che dalle sale dei ristoranti è passato nella sala da pranzo di Silvio Berlusconi, non ha esitato un istante a montare sul tram. Certo, quell’incontro all’Hotel Vesuvio gli ha cambiato la vita (faceva il ”posteggiatore”, cioè colui che con la chitarra a tracolla ”posteggia” i clienti ai tavoli di un ristorante). [...] Il premier chiama? Apicella è ”obbligato” a rispondere, ad andare. Perché proprio così sta scritto nel contratto che ha stipulato con il presidente del Consiglio: il cantante si è infatti impegnato ad ”occupare uno spazio musicale durante le cene” del Cavaliere. ” un contratto annuale e già me l’ha rinnovato per la terza volta. Io devo sempre essere pronto. A volte capita che ho altre serate, e allora con la segretaria di Palazzo Chigi mi metto d’accordo per evitare di essere convocato proprio durante quei giorni. [...] A me non pesa affatto l’idea di raggiungere il Cavaliere quando ne ha bisogno: è una persona piacevole, spiritosa, semplice, come tutti gli altri componenti della famiglia Berlusconi. [...] Mia moglie Casey si mette scuòrno, si vergogna. Comunque da quando sto con Berlusconi, d’estate ho l’abitudine di prendere un appartamentino a Portorotondo, per i miei. Io, invece, beh, sì, sono ospite del presidente e di solito dormo alla Villa Miramare, che dista 500 metri dalla Certosa. [...] Ho votato per Berlusconi. Non per le sue idee, ma perché è l’unico politico che non è un politico. Altrimenti non sarebbe così simpatico. [...] Lui non ha niente del politico di professione, a partire dal nome. [...] Urbani e Scajola sono davvero simpatici. C’è anche qualcuno antipatico, ma i nomi non li faccio nemmeno sotto tortura”» (Pasquale Elia, ”Corriere della Sera” 29/10/2003). «Lieve stempiatura, sorriso largo, statura mediterranea e niente tacchi. Si capisce che a Berlusconi sia piaciuto. Come andò? ”Era il 27 maggio del 2001, il mio giorno fortunato. Io accordavo la chitarra, al ristorante dell´hotel Vesuvio. Lui usciva dall´ascensore, si fermò e mi disse: lo sa che ho fatto il suo stesso lavoro?”. Lo sapeva? ”Sì, sì, certo. Mi chiese di suonare al loro tavolo. C´erano Fini Buttiglione Martusciello, era la sera del ballottaggio fra i sindaci”. Non andò bene. ”Per me benissimo. A fine serata venne a darmi un bigliettino. ’Vuole girare un poco con me quando stacco la spina?´, mi disse, e mi fece una proposta: un contratto a un anno”. Quanto? ”Eh non lo posso dire”. Il doppio, il triplo? ”Diciamo il doppio”. Il doppio di quello che Mariano Apicella prendeva da posteggiatore negli Sheraton di mezzo mondo: Cina, Egitto, Corea, Dubai, Svizzera, e già non doveva essere male. Chiariamo subito, per i non campani: il posteggiatore non è quello a cui dai le chiavi della macchina. ”E´ quello che va a cantare al tavolo degli innamorati. ’Posteggia´ la coppia, la porta dove vuole lui, e aspetta la mancia”. Però era frustrante, dice. ”La gente mangia e non ti ascolta. Non mi piaceva”. Si capisce, poveretto. Invece adesso per esempio Putin non solo lo ascolta ma persino fischietta quando suona Funiculì Funiculà. [...] Potrebbe avere un successo straordinario, mondiale, e mollare i contratti annuali col premier. ”Questo mai. Se fosse per me lavorerei con lui per sempre. Sono un suo dipendentec”. Perché stare in estate in Sardegna, in Costa Smeralda con lui, – come un teatro”. C´è sempre qualcuno. Bossi che chiede Luna Rossa. Tremonti che vuole Reginella. Dell´Utri che conosce a memoria tutte quelle di Taranto, ”quelle macchiettistiche tipo Ciccio Formaggio”. Fede che canticchia, Confalonieri che batte col piede. Putin a cui cantare ”’O russo e ’a rossa”, una serata memorabile. La preferita di Berlusconi è ”Fenesta vascia”» (Concita De Gregorio, ”la Repubblica” 30/10/2003).