Giampaolo Dossena, "Il Sole 24 Ore" 15/6/2003, pagina 47., 15 giugno 2003
«La libreria antiquaria Marginalia di Ravenna, via Dismano 159, è specializzata in libri di giochi; ne ha di rari, e ogni tanto ne ha qualcuno che non si era mai sentito nominare
«La libreria antiquaria Marginalia di Ravenna, via Dismano 159, è specializzata in libri di giochi; ne ha di rari, e ogni tanto ne ha qualcuno che non si era mai sentito nominare. Ora ne offre uno, sul gioco del lipogramma, ignoto alle bibliografie: Il nemico dell’ e dell’’U, scherzo comico del prof. G.M. Fiorentino ove per tre atti non vi è pronunciato (sic) queste due vocali, Venezia, Picotti 1833. Cosa sia un lipogramma lo dicono tutti i vocabolari: testo in cui non compare una certa lettera dell’alfabeto. Ci avevano già pensato i greci, che avevano già pensato quasi tutto: nel VI secolo a.C. il poeta Laso di Ermione scrisse un ditirambo, I Centauri, in cui non veniva mai il sigma. Poi, secolo via secolo, si fecero lipogrammi in molte letterature. In Italiano se ne conoscono di datati tra il 1619 e il 1836. In francese, il più famoso è un romanzo di Perec (1969) dove non è mai usata la E. Perec faceva parte di quella banda di guastatori letterari, l’Oulipo, che sperimentarono ogni genere di bizzarrie, imponendosi ”costrizioni – (loro diceva contraintes) delle quali a volte furono spremute cose gradevoli; più spesso ne nacquero oggetti da museo degli orrori. La scuola dell’Oulipo ha attecchito in Italia; qualcosa di ”uolipistico” ha fatto Italo Calvino; ora Zanichelli pubblica Oplepiana-Dizionario di Letteratura Potenziale a cura di Raffaele Aragona (18,00 euro). Forse non c’è dentro niente né di bello né di buono e non c’è di che stupirsi. Risalendo al 1833 si resta stupefatti all’impresa di questo G.M. Fiorentino riesumato dagli antiquari di Marginalia. Racconta la storia di un letterato di una città fantastica (a nome, tanto per cambiare, Cosmopoli), il quale pensa sarebbe opportuno proibire, con leggi severe, l’uso della A e della U per rendere difficile qualsiasi discorso. ”Il mio progetto”, dice il protagonista, ”rende le donne in genere meno petteole, e così meno incomode, perché, non potendo proferire i proibiti incrementi (le proibite vocali), conviene che ringhiottino le loro risposte”. Ma anche li uomini parleranno meno o non parleranno più: ”Silenzio, cenni, inchini, d’oggi in poi, o pochi e scelti detti”. In breve, il principe di Cosmopoli emana il divieto; il popolo protesta; il principe si spaventa e toglie il divieto; tutti ricominciano a cicalare felici e contenti. Forse non vale la pena di leggere questo ”scherzo comico” del 1833; l’ho letto io per intero, controllando che no vi compaiano mai né A né U, e tanto basta. Merita semmai di essere ricordato l’atteggiamento di fastidio per le chiacchiere delle donne e degli uomini, il sogno di un mondo ridotto a ”silenzio, cenni, inchini”. Il lipogramma porta cpsì a una distruzione del linguaggio, sogno diverso da quello di tutti gli altri ”lipogrammatisti” conosciuti. Anche nel racconto The wonderful O di James Thurber (1957) il tiranno proibisce l’uso della O, sulla sua isola, per una malvagità ingiustificta. Forse altri ”lipogrammatisti” hanno inventato altre giustificazioni? Gli antiquari potranno scoprire altri libri dimenticati da tutti; o se ne potrà scrivere qualcuno di nuovo» (Giampaolo Dossena).