Alberto Papuzzi, "La Stampa" 15/5/2003, 15 maggio 2003
Intervista a Romilda Bollati: «Quando veniva Delio Cantimori, il grande storico, ci scriveva due settimane prima
Intervista a Romilda Bollati: «Quando veniva Delio Cantimori, il grande storico, ci scriveva due settimane prima. Lo ricordo col suo pizzetto bianco, giacche abbastanza lunghe e grige, vestiva un po’ come Carducci. Era di una tal simpatia... Non essendo un’intellettuale, mi sentivo sempre un po’ un’intrusa. Una volta scendevamo da Pino a Torino, per la vecchia strada, coi bambini, la schwester, io sempre coi guanti da guidatrice, allora non si usava assolutamente non portarli, e gli dissi che mi dispiaceva non aver studiato di più, non avere più cultura. Al che lui, guardandole curve con una certa apprensione, mi rispose: ”Ma lei sa guidare. Non è cultura, questa?”. Si ricorda come morì, poveretto? Aveva 62 anni e cadde dalla sua biblioteca, pigliando un libro”. Immagino che lei abbia conosciuto Italo Calvino... ’L’ho conosciuto ancora molto giovane, era da poco in casa editrice. Erano i tempi in cui Bollati, Boringhieri, Calvino stavano sotto lo scudiscio di Cesare Pavese, uomo peraltro buonissimo, anche se brontolone, che gli ha insegnato il mestiere. Calvino era piuttosto esile, molto magro, abbronzatissimo, nero, nero, nero di capelli, di occhi, di pelle. Era estremamente spiritoso e divertente”. E Pavese, com’era? ’Con me è stato dolcissimo. Ho dato al Fondo manoscritti di Maria Corti due lettere bellissime che mi scrisse poco prima di suicidarsi, sono un po’ il suo testamento. Casualmente indirizzate a me. In verità una persona arrivata a quel punto non scrive nemmeno per gli altri, scrive per se stesso, per capire quello che gli sta succedendo. Per gli altri scrisse: ”Non fate troppi pettegolezzi”. Poi conobbi Carlo Levi. Mi faceva un grande effetto perché riusciva a mangiare i polpi vivi. Li metteva in bocca e li mangiava così. Erano i tempi della colonia einaudiana a Bocca di Magra. Giulio Einaudi affittava metà della villetta dei carabinieri. Si faceva il bagno di note, adesso non si usa più. Evidentemente è cambiato il clima o sono cambiati gli organismi”».