Paolo Di Canio, L’Autobiografia, Libreria dello Sport 2001; pagg. 83/84;, 28 ottobre 2003
"Il suo nome era Luciana e viveva in una casa cadente in campagna a pochi chilometri da Terni. Aveva circa cinquant’anni, madre di tre ragazzi adolescenti
"Il suo nome era Luciana e viveva in una casa cadente in campagna a pochi chilometri da Terni. Aveva circa cinquant’anni, madre di tre ragazzi adolescenti. Quando andai da lei mi portò in una stanza nel retro della casa e mi fece stendere. Senza preamboli mi disse: ”Paolo, non penso che ci sia niente di sbagliato in te. Sei solo carico di energia negativa”. Senza toccarmi mi impose le mani, con i palmi piatti, guardandomi intensamente, circa a dieci centimetri dal mio braccio destro. Immediatamente sentii l’intera parte destra del mio corpo collassare. Era come un castello di carte quando si rimuove la carta sottostante o una vasca da bagno quando togli il tappo. Semplicemente scompare, come se non fosse mai stato lì. Quasi caddi e dovetti trovare un punto d’appoggio. Mi buttai a letto. Iniziò a toccare la mia fronte, la mia cassa toracica e diverse parti del mio corpo. Posso dire che qualcosa stava succedendo. Odio ammettere che stava drenando l’energia negativa del mio corpo, perché questo suona così New Age, così ridicolo. Razionalmente, non credo a nessuna di queste cose. Tutto quello che so è che qualcosa funzionò" (la volta, 1990, che Di Canio fu guarito, gratis, da una specie di maga).