Mirella Delfini Macchina del Tempo, luglio 2003 (n.7), 27 ottobre 2003
Solo la natura è capace di sbalordirci continuamente con le sue trovate: ha voluto inventare tutto, e anche il massimo e il minimo di tutto, costruendo creature da Guinness dei primati
Solo la natura è capace di sbalordirci continuamente con le sue trovate: ha voluto inventare tutto, e anche il massimo e il minimo di tutto, costruendo creature da Guinness dei primati. Come l’Hippocampus denisie, una nuova specie di cavalluccio marino, appena scoperto, che ha strappato al bargibanti lo scettro di ippocampo più piccolo al mondo: è lungo 13-16 mm contro i 24 del bargibanti. La natura ha sfruttato ogni ambiente, ogni tipo di animale. Ci illudiamo che fin dalle origini del tempo la vita si sia mossa verso il meglio. In realtà non va né verso il meglio né verso il peggio. Gli animali che sono vissuti nel passato, o vivono oggi sulla Terra, sono una piccolissima parte di quelli che avrebbero potuto esistere considerando lo sterminato campo matematico delle probabilità. Chi è vivo, discende da una serie di esseri che a loro volta ce l’hanno fatta, scegliendo - per necessità o per caso - la via giusta, mentre altri sono stati cancellati con un colpo di falce. Certo i super-super nell’essere come sono hanno sempre uno scopo, che però nel 90 per cento dei casi sfugge ancora alla scienza. Sappiamo che l’animale più veloce è il ghepardo - corre a 100 km l’ora - e supponiamo che tocchi questo primato perché le sue prede favorite sono le gazzelle, velocissime anche loro. La natura ha sfruttato ogni ambiente, ogni tipo di animale. A noi ha dato la capacità di parlare, di studiare le stelle, di comporre musica, di scrivere libri e di costruire macchine meravigliose; a qualcuno ha regalato una stazza enorme, come quella della balenottera azzurra che può portare sul dorso trenta elefanti (e pensare che l’elefante africano è il mammifero terrestre più grande del mondo!), o li ha fatti così piccoli che potrebbero passare a decine attraverso la cruna di un ago. Ad alcuni ha dato la capacità di saltare 130 volte la propria altezza, come fa la pulce, e perfino di far volare i ragni che non hanno ali, ma fabbricano mongolfiere col filo di seta e salgono a quote da aereo di linea: oltre i diecimila metri. Devono conquistare nuovi territori, è vero, ma era necessario che ”volassero” così alto? Le termiti, che sono insettucci da nulla, costruiscono enormi palazzi-nidi così solidi che ci possono camminare sopra capre e mucche. Non solo, ma il termitaio è perfettamente climatizzato e le immense facciate che edifica, per esempio, l’Amitermes bussola sono esposte in modo da risentire il meno possibile delle variazioni di temperatura tra il giorno e la notte. Un termitaio fabbricato dalla piccola Eutermes e studiato dall’ingegnere tedesco Norman Huegel, pesava 12mila tonnellate di sabbia. Vogliono invadere il mondo, questo l’abbiamo capito, e si preparano costruendo fortezze. Le libellule volano come nessun aereo al mondo potrebbe volare e siccome sono divoratrici fameliche (grazie al cielo anche di zanzare) devono essere capaci di qualunque acrobazia, perfino di fermarsi in aria. L’afide, un modesto pidocchio delle piante, può mettere al mondo in una sola stagione cinquecentomila figlie che si danno subito da fare per riprodursi con lo stesso ritmo. Perché una tale abbondanza? Perché molti predatori - coccinelle, crisope - se li mangiano. Un moscerino, la Drosophila bifurca, si riproduce grazie all’intraprendenza di spermatozoi giganteschi (6,35 cm). Perché sono così lunghi? Fin dall’antichità gli uomini hanno osservato gli animali, cercando di valutarne le virtù e soprattutto la pericolosità, ma davano più retta alle chiacchiere che alle ricerche serie. Plinio scriveva, per esempio, che l’ibis ha il becco ricurvo per farsi un clistere quando soffre di disturbi intestinali. Si credeva perfino che i pipistrelli volassero alla velocità della luce. E come fanno a vedere con le orecchie, lanciando un’ecosonda? Solo negli ultimi decenni, grazie ai documentari che al rallentatore ci forniscono ogni particolare, e ai computer che ricostruiscono i modelli dei corpi e le modificazioni avvenute nel tempo, è stato possibile misurare in modo preciso le loro prestazioni. Qualche genio come Leonardo da Vinci, come risulta dai disegni e dagli scritti, aveva già capito molte cose, ma a quei tempi le scoperte non viaggiavano, come oggi, a bordo di velocissimi giornali, computer e programmi televisivi. Mirella Delfini