Mario Torre Macchina del Tempo, luglio 2003 (n.7), 27 ottobre 2003
Per decine e decine di volte, lo scorso maggio, gli abitanti del Midwest (Usa) hanno visto con angoscia il cielo diventare color antracite, mentre nuvoloni venati di arancione avanzavano minacciosi
Per decine e decine di volte, lo scorso maggio, gli abitanti del Midwest (Usa) hanno visto con angoscia il cielo diventare color antracite, mentre nuvoloni venati di arancione avanzavano minacciosi. Poi, improvvisamente, una tromba d’aria o un tornado prendevano forma accompagnati da terribili rumori come di treni impazziti. Infine l’inferno. Piogge battenti e raffiche di vento a oltre 250 km orari hanno devastato tutto al loro passaggio: decine di morti, automobili rovesciate, pali della luce divelti, abitazioni crollate come castelli di carte. La violenza è stata tale che nel Kansas l’impeto del vento ha fatto deragliare un treno merci di 28 vagoni: non ci sono state vittime, ma la paura è stata tanta perché trasportava diossido di zolfo. Ora che il ricordo è abbastanza lontano si possono fare delle statistiche: quel grappolo di tornado ha segnato un record di potenza distruttiva. Secondo il servizio meteorologico nazionale, le 298 trombe d’aria che si sono susseguite rappresentano un picco storico per un periodo di 7 giorni (oltre 42 al giorno). Il record precedente risaliva al 1999, con 159 turbini impetuosi. Poche manifestazioni della natura possono superare per violenza i tornado. Nel 1974 una gigantesca tromba d’aria, che si abbatté a McComb, nel Missouri, aveva in sé un’energia tale da sollevare 3 autobus scolastici, per fortuna senza passeggeri, e scaraventarli in un bosco. Ma non vennero solo spinti: tutti e tre spiccarono un volo tale da passare al di sopra di un terrapieno alto due metri e mezzo senza colpirlo. Nel 1990 a Plainfield, nell’Illinois, un tornado fu talmente violento da far volare un trattore e il suo rimorchio carico di rottami di ferro. Il primo fu ritrovato a 115 m di distanza, il secondo invece fu ritrovato a 360 m dal punto di partenza, dove arrivò dopo 5 rimbalzi. Ma cos’è un tornado? Risponde Daniel McCarthy, dello Storm Prediction Center del Noaa, l’Amministrazione nazionale oceanica ed atmosferica: «I tornado sono vortici d’aria che salgono all’interno di una nube. Tutti i temporali possiedono correnti ascendenti, le updrafts, formate dall’aria calda e umida che li alimenta. In determinate condizioni la colonna di aria ascendente diventa un vortice e assume la caratteristica forma a imbuto». I tornado si formano di solito sul bordo delle correnti ascendenti, cioè vicino alle correnti discendenti che hanno al loro interno pioggia o grandine. Questo spiega perché precipitazioni violente e grandine possono precedere l’arrivo di un tornado. Aggiunge McCarthy: «Rimane aperto, tuttavia, il vero mistero dei tornado: perché in alcuni temporali le updrafts diventano tornado mentre in altri svaniscono nel nulla? Ancora non c’è risposta». In realtà un temporale è solo il primo stadio che porta alla formazione di un tornado e perché questo si formi ci devono essere almeno altre tre condizioni: l’umidità nei bassi e medi livelli dell’atmosfera; l’aria che continua a salire una volta che ha iniziato la sua ascesa; una forza ascendente, la più comune delle quali è il riscaldamento dell’aria vicino al suolo da parte dei raggi solari. La combinazione di condizioni che causano i tornado sono frequenti nel Sud degli Stati Uniti durante la stagione primaverile. Come la stagione avanza, le trombe d’aria si spostano da nord a sud, nelle Grandi Pianure e nel Midwest. Spesso, un grosso sistema temporalesco può creare le condizioni per tornado che si ripetono per giorni e giorni, come quest’anno. Ogni anno sono circa 800 i tornado che colpiscono gli Stati Uniti (nonostante l’incremento dell’effetto serra, non è aumentato il loro numero assoluto, anche se, secondo alcuni ricercatori, è aumentata la loro energia interna) ma, nonostante le ricerche condotte negli ultimi anni, risulta difficile prevederli. E questo per la velocità con la quale si formano, si muovono e scompaiono nel nulla: un arco di tempo che non supera i 20-30 minuti. Spesso anche meno. Per evitare la perdita di vite umane, negli Stati Uniti sono sorti numerosi enti statali che lanciano segnali di pericolo sulle aree che potrebbero essere interessate dal passaggio di un tornado. Spiega Kent Doggett, del Noaa Space Environment Center: «La previsione viene realizzata con l’uso di radar doppler, in grado non solo di individuare i corpi nuvolosi che potrebbero trasformarsi in tornado, ma capaci di seguire e misurare la velocità dei venti. Questo permette di individuare, ad esempio, la formazione di uncini nei corpi nuvolosi principali, un indizio certo al 99% che di lì a poco si staccherà un tornado». Vi sono anche radar doppler portatili, che si montano su piccoli camion che possono inseguire i tornado, così da poterne prevedere con la massima cura la direzione e, anche se all’ultimo momento, avvisare la popolazione che di lì a pochi minuti un mulinello d’aria potrebbe abbattersi sulle loro case. E cosa può fare a quel punto la gente? Risponde Roggett: «La miglior difesa è un rifugio sotterraneo, ben ancorato e isolato dalle correnti che possono creare i fulmini. Oggi la maggior parte delle case americane o australiane delle aree a rischio ne possiede uno». E se ci si trova all’aria aperta? La sola cosa da fare è appiattirsi il più possibile nel punto più basso che si trova, riparandosi la testa. Normalmente negli Stati Uniti i più forti temporali si formano con correnti calde e umide provenienti da sud-est, ovvero dal Golfo del Messico, sull’avanzare di un fronte freddo in quota in arrivo da nord, nord-ovest. In Italia, invece, le trombe d’aria vengono innescate dall’arrivo di aria fredda, principalmente da nord-ovest, che trova sulla Pianura Padana aria calda e umida stagnante al suolo da diversi giorni, originata da un’alta pressione di matrice sub-tropicale. Anche l’Italia infatti, non è immune da questo fenomeno, anche se l’intensità con cui si manifestano è inferiore alla media americana e per questo si parla di trombe d’aria più che di tornado. Si formano principalmente d’estate, quando un accumulo di aria calda e umida può ristagnare per diversi giorni sulla Pianura Padana, sulla quale arriva in quota aria più fredda e secca. Solitamente l’accumulo di aria calda è dovuto a un’alta pressione di matrice africana. Il fronte freddo, che porta con sé aria più fresca atlantica, irrompe sulle Alpi innescando violenti temporali che possono dare origine a trombe d’aria il cui potere distruttivo è molto elevato. Come l’evento che il 7 luglio 2001 ha interessato la Brianza o quello che il 20 luglio 1997 colpì Bibione, in provincia di Venezia. Nonostante la forza che essi possiedono e i danni che lasciano al loro passaggio, l’energia sviluppata da un tornado è relativamente bassa: generalmente si aggira attorno a 10.000 kilowattora, mentre un uragano può raggiungere i 10 milioni. Per avere un confronto, una bomba all’idrogeno ne può contenere fino a 10 miliardi. Ma ciò che rende così spaventosamente violenti i tornado è il fatto che essi sono estremamente piccoli rispetto agli uragani e dunque l’energia presente in un metro cubo è 6 volte superiore ai primi, anzi in termini di densità di energia i tornado sono i fenomeni della natura più violenti che esistano. I venti possono raggiungere i 4-500 km all’ora (il record è di 508 km/h misurato il 3 maggio 1999 a Oklahoma City). Fortunatamente solo il 2% dei tornado ha venti con velocità superiori ai 350 km/h. L’energia si scarica, di solito, lungo una pista larga non più di 150 m, ma non sono rare le eccezioni di tornado con un diametro di oltre 1 km e mezzo, che hanno percorso distanze di oltre 50 km. Ma se l’energia degli uragani è almeno 3 volte superiore ai tornado non c’è da aspettarsi ancora più violenza distruttrice al loro passaggio? Risponde McCarthy: «Non necessariamente, perché l’energia in essi contenuta è più dispersa rispetto ai tornado e gli effetti possono essere meno appariscenti, anche se le onde che un uragano produce (dato che si formano sempre sugli Oceani) possono raggiungere i 30 m d’altezza, con venti che toccano i 200 km all’ora». Se si potesse sfruttare l’energia contenuta in uno di essi si potrebbero produrre da 50 a 200 mila miliardi di watt, equivalente a circa 600 volte la potenza di tutte le centrali nucleari della Terra attualmente in attività. Ma per ora di queste spaventose energie ne possiamo fare solo un uso statistico. Mario Torre