Macchina del Tempo, luglio 2003 (n.7), 27 ottobre 2003
Detroit - Gli scimpanzé sono così simili a noi che potrebbero essere considerati membri del genere Homo, il gruppo tassonomico con il quale si classificano gli esseri umani nel regno animale
Detroit - Gli scimpanzé sono così simili a noi che potrebbero essere considerati membri del genere Homo, il gruppo tassonomico con il quale si classificano gli esseri umani nel regno animale. quanto hanno proposto i ricercatori della facoltà di medicina della Wayne State University, Detroit (Usa) che, esaminando molti geni chiave in diverse specie di scimpanzé, hanno trovato una similitudine del 99,4 per cento con il nostro Dna. Il team statunitense ha comparato tra loro, con modelli statistici al computer, 97 geni da sei differenti specie animali. Poi ha costruito un albero genealogico, del quale scimpanzé (Pan troglodytes), bonobi (Pan paniscus) e umani occupano rami fratelli. Seguiti da gorilla, orangotanghi, e infine dalle scimmie del nuovo mondo. Nessuno dei primati è risultato geneticamente vicino al topo, che è stato usato come controllo. Come conseguenza, i ricercatori vorrebbero portare tutti i primati superiori nel più alto gruppo tassonomico degli ominidi. Accanto all’uomo (Homo sapiens) ci sarebbe lo scimpanzé (col nome di Homo troglodytes) e il bonobio (Homo paniscus). Il risultato di questo studio, pubblicato sulla rivista dell’Accademia di scienze statunitense, avrebbe soprattutto implicazioni a livello etico: gli scimpanzé dovrebbero avere dei diritti simili agli umani, il loro habitat dovrebbe essere protetto e il bracconaggio per il commercio della loro carne combattuto dalla legge. «Storicamente, a partire da Aristotele, le specie sono state raggruppate sulla base di quanto si allontanano dalla perfezione» spiega Morris Goodman, uno degli autori. «Con l’uomo in cima alla vetta. Questa visione antropocentrica ha esagerato le differenze tra gli umani e i loro stretti parenti. Il nostro studio dà un punto di vista obiettivo sul posto dell’uomo nel Regno animale». Ma non tutti gli scienziati sono d’accordo: lo scorso anno altri ricercatori, con un esperimento simile, trovarono una somiglianza minore, del 95%.