Macchina del Tempo, luglio 2003 (n.7), 27 ottobre 2003
ATLANTA
Qual è il processore più potente in natura? Il cervello. Ecco perché Steve Potter, del laboratorio di neuroingegneria dell’istituto di tecnologia della Georgia, ha pensato di utilizzare cellule neuronali di un topo per governare un robot.
L’invenzione, prodotta dalla svizzera K-Team, è già in vendita a 3mila dollari con il nome di Kephera II: si tratta di un robot a rotelle, capace di muoversi alla velocità di un metro al secondo. La macchina è controllata da duemila cellule del cervello di un topo, coltivate per due anni in un incubatore e collegate a un microchip. I neuroni ricevono informazioni sull’ambiente circostante da minisensori elettronici e a raggi infrarossi; a loro volta, i neuroni danno le istruzioni alla macchina tramite 60 elettrodi. Potter, che da un decennio lavora come pioniere in questo campo, definisce l’invenzione ”hybrot”, cioè robot ibrido, perché è un misto fra componenti vivi ed elettronici. L’invenzione è rivoluzionaria: finora gli scienziati avevano applicato l’intelligenza artificiale agli animali (sempre topi), riuscendo a controllarne i movimenti tramite elettrodi applicati al cervello. Potter invece ha fatto il contrario. «In questo modo», dice, «il robot è in grado di adattarsi velocemente all’ambiente, e anche di imparare facendo tesoro dell’esperienza».
Un robot del genere ha tre applicazioni: la ricerca, soprattutto nel campo dell’evoluzione robotica; la didattica nella programmazione e l’intrattenimento.
Le applicazioni future potrebbero essere il controllo più efficace di protesi artificiali o cervelli biologici per il pilotaggio automatico di veicoli. L’invenzione, tuttavia, non ha mancato di sollevare polemiche sull’uso di cellule viventi: c’è chi teme che si arrivino a utilizzare neuroni umani.
www.neuro.gatech.edu/potter/PotterGroup.htm
www.k-team.com