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 2003  ottobre 27 Lunedì calendario

Pierluigi Vigna: ”Cominciai da ragazzino come accompagnatore di mio padre Giuseppe e di mio zio Giovanni: portavo l’ acqua e i panini, la cartuccera, ogni tanto mi era concesso qualche tiro di straforo

Pierluigi Vigna: ”Cominciai da ragazzino come accompagnatore di mio padre Giuseppe e di mio zio Giovanni: portavo l’ acqua e i panini, la cartuccera, ogni tanto mi era concesso qualche tiro di straforo. Iniziai sul serio a 16 anni. Adesso, a tanti anni di distanza, la caccia ha soprattutto il significato di farmi ripercorrere i sentieri percorsi con mio padre. E poi mi ha dato la soddisfazione di albe e tramonti che altrimenti non avrei mai ammirato. Per non parlare della sinergia che si crea tra uomo e cane: quando sbaglio un colpo, la mia bracca tedesca di nome Ambra mi guarda quasi con aria di rimprovero. Cosa rispondo a chi ce l’ha coi cacciatori? Non ricorrerò all’immagine del pollo che tutti mangiamo senza alcun senso di colpa: troppo banale. Vorrei invece far notare che i cacciatori negli ultimi tempi sono molto diminuiti, che il prelievo di alcune specie selvatiche come la beccaccia e il colombaccio è davvero minimo, che la maggior parte della selvaggina cacciata, penso ad esempio ai fagiani, viene allevata apposta nelle riserve”.