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 2003  ottobre 27 Lunedì calendario

PASTRANA Travis Annapolis (Stati Uniti) 8 ottobre 1983. Motociclista. «Nessun pilota è capace di vincere una gara di motocross, Freestyle e Supercross

PASTRANA Travis Annapolis (Stati Uniti) 8 ottobre 1983. Motociclista. «Nessun pilota è capace di vincere una gara di motocross, Freestyle e Supercross. Nessuno, tranne Travis Pastrana. [...] Una sorta di Doctor Jekyll e Mister Hyde. Modi gentili e viso pulito, da primo della classe, che nascondono un’indole trasgressiva. Un pilota inimitabile, capace di imprese incredibili. Con una moto da cross riesce a fare di tutto, sempre col sorriso sulle labbra. Altro che piloti-robot come Ricky Carmichael, o costruiti come Jeremy McGrath. Pastrana è un cocktail esplosivo di fantasia e talento. Un tipo longilineo (188cm per 76kg) che a dispetto delle 11 operazioni alle ginocchia, delle tre ricostruzioni dei legamenti, delle fratture a spalle, braccia e piedi, dei numerosi traumi cranici, non conosce la paura. Anzi si esalta leggendo l’incredulità, talvolta il terrore, sul volto di chi assiste alle sue evoluzioni. Agli incidenti la famiglia Pastrana è abituata. Ancor prima che Travis salisse su una moto, in tutto il Maryland nessuno era andato in ospedale come loro. Aveva iniziato lo zio Al, che in due anni nei Denver Broncos di football, sommò più bloccaggi di ogni altro giocatore. Per non parlare di papà Rob, che al matrimonio non potè inginocchiarsi avendo entrambe le gambe fuori uso per una caduta in moto. La passione per il cross a Travis arriva proprio da lui, che gli regalò a 4 anni, la prima minicross. Mamma Debby lo segue ancora in tutte le gare, gli pulisce casco e occhiali, cerca inutilmente di tenere a freno la sua irruenza. ”Non sempre ci riesce – confida Travis – . La prima volta che feci il backflip non le dissi niente, perché è piuttosto nervosa. Dopo mi sgridò”. Pastrana fin da piccolo ha plasmato la sua guida nel podere di fianco a casa, dove il padre, proprietario di una piccola impresa di macchine da movimento terra, giornalmente gli rinnovava la pista con nuovi ostacoli. Già a 8 anni la sua inclinazione era chiara: staccava piedi e mani dalla moto, acrobazie sconosciute a quei tempi. Queste doti gli hanno valso subito un contratto ufficiale con la Suzuki America, la squadra guidata da un mito del cross, il belga 5 volte iridato Roger De Coster, che non lo ha mai abbandonato, pure nei momenti difficili. A 15 anni gli firmò un ricco contratto da professionista malgrado fosse sulla sedia a rotelle per una caduta con fratture multiple a vertebre e altre ossa. Dal cross al Supercross il passo è stato breve, grazie alla buona esperienza maturata nei salti a stile libero, imparati in sella alla bicicletta Bmx. E l’esordio insolito: direttamente in gara, senza nemmeno test di preparazione. Ma non ha faticato ad ambientarsi. Perché, a dispetto della sua natura spericolata, Pastrana è un professionista serio e scrupoloso. Nel periodo di gara non va mai a letto più tardi delle 9 ed è il primo ad alzarsi per realizzare nuovi pezzi della pista di casa, con whoops (cunette in sequenza) o tripli salti, che di solito supera in un colpo solo già al primo tentativo. Il Supercross è la disciplina che lo diverte maggiormente, perché la competizione è diretta con i rivali. Ma il Freestyle è la sua specialità, perché c’è tanta improvvisazione. Ha vinto solo due titoli nazionali. Poco per un pilota come lui, ma tutti quegli incidenti... Travis è anche una macchina da soldi, visto che guadagna circa 8milioni di dollari, quasi 9 milioni di euro. Gli manca il titolo Supercross 250. [...] Nuovi numeri. Li studia la sera, a letto, con un modellino di moto che fa volteggiare. Li ha chiamati ”rodeo”, ”lazy boy”, ”cliff hanger” o ”flingstone”, nome suggerito dallo zio: in pratica si mette a correre sopra la moto in volo dopo averla mollata completamente. E ama situazioni al limite del delirio. Si buttò in mare con la moto nella Baia di San Francisco, felice per aver vinto la prima edizione degli X-Games, la più prestigiosa manifestazione di sport estremi. Allora certi colpi di testa non erano ancora accettati e fu multato con ben 10.000 dollari. Ancora peggio nel Grand Canyon: backflip e atterraggio con il paracadute. ”Non ero affatto nervoso e quando mi sono trovato per aria a testa in giù mi sono detto: ”wow, sono davvero in alto!”. Imiei amici, sotto, erano dei puntini”. [...] La situazione più pericolosa l’ha vissuta eseguendo un salto con una rotazione di 360?, che gli è valso la quarta medaglia d’oro agli X-Games. L’aveva provato solo 4 o 5 volte su uno speciale materasso. ”Mi sono trovato sparato in alto a 13metri e ho avuto paura di non riuscire a rimettere la moto diritta. Certe cose sembrano impossibili. Poi ci riesci e tutto diventa più facile”. Ora vuole tentare l’impossibile accoppiando il backflip con il 360?. Lo ha già fatto sul materassino: prossima tappa su terra. Poi, forse, doppio backflip e 720?, ovvero due giri completi. Pazzesco!» (’La Gazzetta dello Sport” 25/10/2003).