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 2003  ottobre 27 Lunedì calendario

MayLing Soong

• Nata nell’isola di Hainan (Cina) il 12 febbraio 1898, morta a New York (Stati Uniti) il 24 ottobre 2003. «Bella e glaciale, era stata per decenni il volto ”occidentale” prima della Cina moderna e poi del governo nazionalista arroccato a Taiwan. Vedova del ”generalissimo” Chiang Kai-shek. [...] Il mondo l’aveva conosciuta e ammirata durante la Seconda Guerra mondiale, nel 1943, quando Chiang la mandò al Senato Usa a perorare la causa della Cina invasa dal Giappone, a dimostrare che quella campagna militare sarebbe stata molto più importante di quella europea contro la Germania nazista. Con il suo inglese perfetto, anzi con un leggero accento del Sud americano, si era conquistata una schiera di ammiratori fra i legislatori americani: bellissima, giovane e flessuosa, elegante in un tradizionale vestito nero di seta cinese, era la perfetta lobbista. E ancora nel 1948 aveva fatto uso di quel suo fascino per perorare un’altra causa: quella di una Cina nazionalista messa sotto pressione dalle truppe comuniste di Mao e costretta, pochi mesi dopo, a ripiegare su Taiwan. Era perfetta, ”Madame Chiang”, per quel tipo di lavoro. E non era casuale che a tutti dicesse: ”L’unica cosa orientale di me è il mio volto”. Era nata in effetti - 12 febbraio 1898 - sull’isola meridionale di Hainan. Ma già suo padre, Soong Yao-ju, aveva avuto un’educazione americana: si era convertito al cristianesimo, si faceva chiamare Charles, e dopo essere stato uomo d’affari di grande successo era diventato pastore protestante e aveva mandato le tre figlie a studiare in America. May-ling, che era la minore delle tre, finì in Georgia, dove si laureò in letteratura inglese alla rinomata università di Wellesley. Quando le tre sorelle tornarono in Cina, decise a liberare il Paese dall’occupazione degli eserciti stranieri, aderirono al movimento rivoluzionario di Sun Yat-sen. La sorella di mezzo, Soong Ching-ling, addirittura lo sposò. La maggiore, Soong Ai-ling, sposò un ricco uomo d’affari che sarebbe diventato qualche anno dopo ministro delle Finanze. Lei, invece, mise gli occhi su un discepolo di Sun Yat-sen: Chiang, appunto. Lui, divorziato, dovette convertirsi dal buddhismo per convincere la famiglia di lei. Lo fece, ma il matrimonio fu sempre burrascoso, lui mai sposo fedele. Lei, invece, si dedicò anima e corpo alla causa nazionalista. Ma era anche donna d’azione: nel 1931 si mise in luce negoziando la liberazione di Chiang, sequestrato da ufficiali nazionalisti che volevano imporgli l’alleanza con i comunisti di Mao per combattere gli invasori giapponesi. Dopo la Lunga Marcia di Mao e la sconfitta subita dal marito, lo seguì a Taiwan, da dove si adoperò a tenere i rapporti del governo con il mondo occidentale da cui la salvezza dell’isola poteva dipendere, e rimase nell’isola-Stato fino alla morte del generalissimo, nel 1975. ”Una grande patriota”, la definivano gli ammiratori. ”Drago di un regime corrotto e incompetente”, replicavano i detrattori. Per nulla in sintonia con il nuovo leader del Kuomintang - Chiang Ching-kuo, figlio di primo letto del marito - decise di stabilirsi in America. Da lì ha assistito al lento declino del movimento nazionalista, fino all’inimmaginabile sconfitta elettorale del Kuomintang del marzo 2000. A Taipei non era più tornata dal 1955, preferendo la sua vita ritirata e celebrando la sua età ultracentenaria dando libero sfogo alla passione per la pittura, addirittura con una mostra a New York alla tenera età di 103 anni» (Fabio Galvano, ”La Stampa” 25/10/2003).