varie, 27 ottobre 2003
Tags : Alain Robbe-Grillet
RobbeGrillet Alain
• Brest (Francia) 18 agosto 1922, Caen (Francia) 18 febbraio 2008. Scrittore. Regista. «Patriarca del Nouveau Roman, fa scandalo oggi come negli anni Cinquanta quando capeggiava un gruppo di scrittori che dovevano demolire il Palazzo d’Inverno dello stile narrativo e fargli subire una rivoluzione estetica paragonabile alla musica dodecafonica. [...] I ”capolavori” di Robbe-Grillet sono le Le voyeur e la sceneggiatura di L’anno scorso a Marienbad, film realizzato da Alain Resnais. Illeggibile e osceno, urlarono i cattolici del 1955 di Le voyeur, un libro poliziesco sulle vicende di un commesso viaggiatore. [...]» (Ulderico Munzi, ”L’Espresso” 13/12/2001). «La scuola del nouveau roman non è mai esistita, l’ha inventata un fotografo. Italiano. Mario Dondero. L’Espresso lo aveva mandato a Parigi per fotografare i protagonisti di questo nuovo movimento. Lui si presenta alle Edizioni de Minuit e Jérôme Lindon, il direttore editoriale, cade dalle nuvole: gli autori del nouveau roman quasi non si conoscevano tra di loro. Ma Dondero non può tornare in Italia senza una foto e così Lindon si mette al telefono per raccogliere un po’ di gente. Però Beckett se ne deve andare prima che arrivi Butor: così ci sono delle foto col primo e delle foto col secondo. Poi la posterità ha preferito quella con Beckett e senza Butor. Comunque nel gruppo manca Marguerite Duras ma c’è Mauriac, che col nouveau roman non c’entra niente ma aveva scritto un saggio sulla ’aletteratura’ e passava di lì... [...] Qual è la differenza tra un cinefilo in generale e un cinefilo francese? Al cinefilo senza passaporto piace qualsiasi tipo di film, a quello francese piace qualsiasi tipo di film esclusi quelli di Robbe- Grillet. [...] evidente che c’è una contraddizione tra cinema e letteratura. Io, che sono sia uno scrittore sia un regista, non ho mai portato i miei romanzi sullo schermo. Sarebbe stato impossibile. I film che inseguono la fedeltà al testo d’origine sono invedibili. Come Lo straniero di Visconti: è un fallimento totale! [...] L’importante è sapere che tra parola e immagine c’è una immensa differenza. Prenda Il disprezzo di Godard: cos’è rimasto del romanzo di Moravia? Niente, per fortuna. E infatti Il disprezzo (film) è un capolavoro. Al cinema bisogna tradire. Come ha fatto Raul Ruiz con Proust. A chi gli chiedeva come avesse osato adattare Il tempo ritrovato, lui rispondeva: io non ho adattato, io ho adottato Proust!. [...] I grandi autori si contano sulle mani: c’era Buñuel, c’era Ejzenštejn, c’era Carmelo Bene, c’era Fellini (l’ultimo, non il primo insopportabilmente lagnoso). Adesso c’è rimasto Godard. E Antonioni. Con lui volevo girare un film: io regista, lui attore. Si chiamava La fortezza e l’avevo scritto pensando alla faccia semiparalizzata di Michelangelo: il suo profilo aveva una nobiltà da imperatore romano che l’emiparesi aveva reso ancora più affascinante. Mi ricordo che avevamo anche discusso perché lui non voleva essere ripreso dalla parte lesa e io gli ho ricordato come si arrabbiava con Monica Vitti quando si impuntava per essere ripresa da un determinato profilo. Gli dicevo che stava diventando capriccioso come una star e lui sorrideva nonostante tutti i suoi guai. Poi purtroppo non se ne è fatto più niente. Per colpa delle assicurazioni: non si fidavano di un attore in quelle condizioni di salute. Un vero peccato. [...] Con Moretti ci siamo incontrati a Venezia, nel 1986: io ero presidente della giuria e lui un giurato. Devo dire che in fatto di ego ipertrofico io me la cavo abbastanza bene ma come lui è impossibile. Prima ha imposto a una giuria che parlava tutta in francese di discutere in italiano, poi si è opposto con tutte le sue forze alla mia proposta di premiare Storia d’amore di Citto Maselli. Abbiamo ripiegato sul Raggio verde di Rohmer, meravigliando lo stesso regista che non è venuto a Venezia per la premiazione perché la riteneva un riconoscimento esagerato per le qualità del film. E comunque sono riuscito a far avere a Maselli il grande premio della giuria e alla sua protagonista Valeria Golino quello per la miglior attrice. Il Moretti regista? Inesistente”» (Paolo Mereghetti, ”Corriere della Sera” 26/10/2003).