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 2003  ottobre 27 Lunedì calendario

KAPOOR Anish Bombay (India) 12 marzo 1954. Artista. Scultore • «Una delle star dell’arte contemporanea

KAPOOR Anish Bombay (India) 12 marzo 1954. Artista. Scultore • «Una delle star dell’arte contemporanea. Suo, non a caso, è stato l’onore di inaugurare la nuova Tate Modern, a Londra, con la scultura Marsyas, un’immensa sagoma rossa che invadeva tutto l’atrio con le sue forme curvilinee. [...] Il suo lavoro è di quelli che tolgono allo spettatore riferimenti certi nell’ orizzonte delle correnti artistiche. Massi di pietra cavi entro i quali stesure di pigmenti blu e rossi creano apparizioni di luminosità vischiosa e meditativa; superfici specchianti; oppure sagome marmoree lavorate sino a renderle translucide; oppure ancora materie plastiche che prendono forme tra organiche e visionarie e che dialogano con l’architettura, in questo caso con gli spazi classicheggianti e nobili del museo. Tutto ciò crea situazioni spaziali inedite, talora di facile effetto spettacolare, talaltra davvero inquietanti e capaci di meraviglia. Ciò che tuttavia colpisce di più in Kapoor non è il suo rapporto arguto con l’architettura, bensì il suo modo di affrontare le materie, di comprenderne la sostanza e soprattutto il rapporto con la luce, con il colore (un rosso evocativo, soprattutto) e di congegnare delle situazioni che portano il nostro sguardo verso esperienze stranianti. Guardare una forma, leggerne i contorni, e allo stesso tempo non avere chiara percezione se si tratti di una materia solida, o liquida, o aerea; se quello che vedi è un vortice che continua all’infinito oppure se è un inganno dell’occhio e della mente; se ciò che vorresti toccare è una superficie resistente oppure una quinta di luce impastata di una materia ineffabile. Così funziona il lavoro di Kapoor. C’è del virtuosismo, certo, e un modo di operare che conosce i trucchi della spettacolarità e li piega a un uso sobrio che viene dall’Oriente e da modelli occidentali: da Brancusi a Nauman, a Turrell. Ma c’è, indubbiamente, dell’altro, la capacità di concepire la forma, dopo i rigori della modernità, a partire dalla sensibilità, come una scheggia poetica che si compone e si fa scultura» (Flaminio Gualdoni, ”Corriere della Sera” 27/10/2003). «Convinto che nella società delle immagini il potere non sia più nell´immagine, prosegue nella ricerca di un nuovo linguaggio in grado di esprimere il punto di fusione tra opposte percezioni, che è in bilico tra Occidente e Oriente, il luogo dove ha origine la forma. Anche per questo il suo viaggio è sempre iniziatico e sembra aver trovato un momento di caduta nella città dove più si fondono nord e sud, Napoli, dove i colori sono accesi come nella Bombay che l´ha visto nascere 49 anni fa. Tra Kapoor e Napoli il rapporto è sempre più stretto. Tre anni fa l´artista è stato consacrato in piazza del Plebiscito, sta progettando la stazione della metropolitana di piazza Vanvitelli [...] Davanti alle sculture di Kapoor si resta storditi, angosciati. la paura dell´infinito, di un´esistenza senza precise ragioni quella che avverte il visitatore, avvolto da un gioco illusionistico di specchi e sprofondi, dove convivono Krishna e Carl Gustav Jung, e ora, si vuole, anche San Gennaro» (Paolo Vagheggi, ”la Repubblica” 3/11/2003).