varie, 27 ottobre 2003
FRANCESCHINI
FRANCESCHINI Alberto Reggio Emilia 26 ottobre 1947. Ex terrorista. «Con Renato Curcio e Mara Cagol ha fondato le Brigate Rosse nel 1970. [...] ”Nel mio mondo c’era innanzittutto la grande narrazione della resistenza tradita, che era quasi una favola raccontata da persone vere che avevano fatto la Resistenza. Da ragazzo, io sono nato nel ’47, da noi, a Reggio Emilia, il famoso triangolo della morte, le azioni partigiane erano continuate fino al ’48, ’49, e la Resistenza era stata un fatto di popolo, una guerra civile vera: da una parte i repubblichini dall’altra i partigiani. Ricordo agli inizi degli anni Sessanta, io avevo quindici anni, che i luoghi di socializzazione più importanti erano le osterie dove si incontravano i vecchi partigiani, che poi avevano soltanto quarant’anni, e loro già si vivevano come dei finiti che ti raccontavano della Resistenza tradita. [...] Noi, pur facendo azioni di avanguardia come dicevamo allora, comunque ci ritenevamo parte del movimento di quegli anni. Le nostre azioni stavano dentro la cultura di quel movimento. Sono gli anni in cui tutto il movimento pensava alla rivoluzione, alla lotta violenta. [...] Quando agli inizi degli anni 80 ho maturato la convinzione che la storia delle Br era finita è perché avevo ben chiaro che quel movimento si era esaurito. Per me è stata fondamentale la grande marcia dei quarantamila della Fiat che mi aveva fatto capire che il mondo era cambiato radicalmente, che non esistevano più quei valori, quelle lotte operaie a cui avevo fatto riferimento”. Fu arrestato con Renato Curcio, nel 1974. Fino allora, tranne l’’incidente” di Padova, quando furono uccisi due militanti dell’Msi di Padova, non avevano portato a termine alcun omicidio. ”Ritenevamo che ancora fosse giusto non fare azioni cruente e nello stesso tempo eravamo assolutamente convinti che sarebbe arrivato il momento della guerra civile dispiegata, e quindi dello scontro violento che avrebbe provocato morti. Ma anche gli omicidi che le Br commettono in quegli anni, penso all’omicidio del procuratore generale di Genova Coco, stavano dentro il clima del movimento. I fascisti venivano massacrati. E poi, l’omicidio Calabresi mica l’abbiamo fatto noi”» (’La Stampa” 27/10/2003). Vedi anche: Claudio Sabelli Fioretti, ”Sette” n. 23/2001;