Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2003  ottobre 25 Sabato calendario

In alcune chiese italiane sono conservati fossili misteriosi. Ecco i più importanti. ALMENNO S. SALVATORE (BG) Nella chiesa di San Giorgio è custodito un autentico mistero

In alcune chiese italiane sono conservati fossili misteriosi. Ecco i più importanti. ALMENNO S. SALVATORE (BG) Nella chiesa di San Giorgio è custodito un autentico mistero. All’abside ligneo della chiesa è appesa, sopra la testa del visitatore, una gigantesca costola ricurva di 2,60 metri. Sarebbe un osso del leggendario drago del lago di Gerundo. TIRLI (GR). Nella chiesa di Sant’Andrea è conservato un ”osso di drago”, che soltanto il 10 settembre 2002 è stato scientificamente riconosciuto come appartenente a una balenottera comune. Secondo la tradizione, invece, è quanto rimarrebbe del gigantesco drago ucciso da San Guglielmo. UDINE. Un ”osso di drago” è conservato nella celebre abbazia di Santa Maria delle Grazie, a testimonianza delle lotte tra religione e paganesimo, tra bene e male. REVELLO (CN). L’Abbazia di Staffarda è uno dei luoghi più misteriosi del nostro Paese, costruita su un luogo di culto celtico o addirittura preceltico. In mezzo a tanti segreti gelosamente custoditi, non poteva mancare una costola di drago. ORTA SAN GIULIO (NO). L’isola di San Giulio, al centro del Lago d’Orta (in Piemonte), si narra che un tempo fosse abitata da draghi e mostri, scacciati poi dal santo da cui prende il nome. L’anello di una vertebra enorme trovata nel ’600 è appeso a una catena nella Basilica di San Giulio. PIETRALUNGA (PG). Nella chiesetta di San Crescenziano si conserva una gigantesca costola spezzata, lunga circa due metri: si racconta appartenesse a un drago che infestava la Val Tiberina, decapitato nel 303 dal valoroso cavaliere Crescenziano.