Marxiano Melotti e Federico Farrazza Macchina del Tempo, luglio 2003 (n.7), 25 ottobre 2003
E nelle Americhe? Anche in quest’area demoni serpiformi erano oggetto di culto e protagonisti di leggende
E nelle Americhe? Anche in quest’area demoni serpiformi erano oggetto di culto e protagonisti di leggende. I Maya avevano un dio serpentino: «Era Itzamnà», spiega Ugo Stornaiolo, esperto di culture meso-americane, «è l’essere ”che tutto pervade” e incarna il dualismo monoteistico-politeistico del soprannaturale Maya. il giorno e la notte, la terra e il cielo. Il creatore dell’universo». Nel sistema mitologico Maya Itzamnà ha sicuramente un ruolo più importante di quello che ha il drago-serpente nel mondo occidentale, anche se in realtà poi non è così diverso. Nella nostra cultura, come in quella mesoamericana, il drago è un portatore di conoscenze. Da noi però questo ruolo è stato avvertito come pericolosamente antagonistico a quello di Dio e così il drago ha finito per rappresentare il Demonio, preda di santi e cavalieri. «In Messico invece è diventato il dio che contiene tutti gli altri dèi, compreso l’azteco Quetzalcoatl, il serpente piumato, da molti ritenuto l’aspetto oscuro che completa il luminoso Itzamnà, il malaugurio che si oppone al bene augurio». E quando le due culture si sono incontrate cosa è accaduto? «Gli Spagnoli», prosegue Stornaiolo, «si guardarono bene dal demonizzare il dio azteco. Anzi. Visto che la mitologia locale rappresentava il dio come barbuto e sosteneva che era partito per mare, abbandonando il Messico, l’invasore Cortés presentò il proprio arrivo come il ritorno del dio. Non solo. In seguito gli Spagnoli, per cristianizzare più facilmente i nativi, assimilarono il dio azteco a Cristo». ll dio serpentino così avversato dal mondo cristiano diventa una sorta di curioso doppio di Dio: le strade di demoni e draghi sono davvero infinite.