Valerio Massimo Manfredi Macchina del Tempo, agosto 2003 (n.8), 24 ottobre 2003
Faro è un’isoletta che si allunga in prossimità del continente e dà origine sulla sua facciata a un porto dotato di due ingressi
Faro è un’isoletta che si allunga in prossimità del continente e dà origine sulla sua facciata a un porto dotato di due ingressi. In questo tratto, infatti, il litorale si incurva spingendo in mare due punte; l’isola sorge fra l’una e l’altra e, opponendosi per tutta la sua lunghezza all’insenatura, la chiude. Delle estremità di Pharos l’occidentale è più vicina dell’altra al continente e alla punta contrapposta (che si chiama punta Lochiàs) e rende l’imboccatura del porto piuttosto angusta; e oltre al fatto che il passaggio, in mezzo, è stretto, vi sono degli scogli, alcuni sommersi, altri affioranti, i quali determinano in ogni ora del giorno un moto vorticoso alle onde che vanno a infrangervisi dal mare aperto. La stessa estremità dell’isoletta è una scogliera flagellata dalle onde, dove si trova una torre, costruita mirabilmente in pietra bianca e a diversi piani, che porta lo stesso nome dell’isola. La innalzò Sostrato di Cnido, amico dei re, «a salvaguardia» - come recita l’iscrizione - «dei naviganti». Infatti, poiché da una parte e dall’altra la costa è piatta e priva di bacini, ma ha scogli e bassi fondali, era necessario un segnale alto e luminoso che indirizzasse con sicurezza la navigazione dal mare aperto all’ingresso del porto. Anche l’imboccatura occidentale ha un accesso disagevole tuttavia non vi occorre tanta precauzione. Essa pure dà forma a un porto il cosiddetto Eunostos, che si trova davanti a un altro scavato artificialmente e chiuso da moli. Quello in cui si entra dal lato della citata torre di Pharos è il porto grande; questi due sono attigui alla sua parte più interna e ne sono separati da un argine, l’Heptastadion. L’argine funge da ponte fra il continente e l’isola, saldandosi con questa nella parte occidentale, e lascia solo due passaggi per il porto di Eunostos, anch’essi sormontati da ponti. Quest’opera non era soltanto il mezzo di collegamento con l’isola, ma anche l’acquedotto, quando Pharos era popolata. Negli ultimi tempi però, durante la guerra contro gli Alessandrini, il Divo Cesare la svuotò dei suoi abitanti perché si erano schierati dalla parte dei re. Vi abita poca gente, marinai, dalle parti della torre. Comunque il porto grande oltre a essere ben protetto dall’argine e dalle difese naturali, ha anche acque profonde - tanto che attraccano alla banchina anche le navi più grandi - ed è suddiviso in vari bacini. Gli antichi re dell’Egitto, soddisfatti di ciò che possedevano e non bisognosi di roba importata, erano mal disposti verso tutti coloro che giungevano dal mare e soprattutto verso i Greci, perché erano gente dedita alle razzie e bramosa della terra altrui avendone poca a disposizione. Pertanto avevano installato in questa località una guarnigione, il cui compito era di respingere coloro che tentassero di mettervi piede e le avevano assegnato come base la Rhacotis - tale il nome di quello che oggi è un quartiere di Alessandria a ridosso dei cantieri navali, ma che al tempo era un villaggio ”. La campagna che si estendeva attorno al villaggio l’avevano data a pastori in grado anch’essi di impedire l’accesso agli stranieri. Quando Alessandro giunse nella località ne notò la disposizione ottimale e decise di alzare le mura a ridosso del porto. Durante i preliminari della fondazione si verificò un incidente che è ricordato come premonitore della floridezza raggiunta in seguito dalla città: mentre il re sopraggiungeva e i genieri tracciavano il circuito delle mura con il gesso, questo venne a mancare. Allora i furieri fornirono una parte della farina di orzo accantonata per gli operai e grazie a questa si poté tracciare un numero più grande di strade. L’accaduto – dicono – fu accolto come un auspicio. I vantaggi del sito di Alessandria sono molteplici. Essa è bagnata da due mari: a settentrione dal mare Egizio, a mezzogiorno dal lago Mareia, altrimenti chiamato Mareotis. Questo lago è alimentato dal Nilo, da sopra e di fianco, mediante numerosi canali, e le merci che grazie a loro arrivano in città sono in misura molto più cospicua rispetto a quelle provenienti via mare; sicché il porto del lago è più fiorente dello scalo marittimo. In questo, peraltro, il volume di merci che escono da Alessandria è superiore a quello delle merci che vi entrano. Chi per ventura sia stato ad Alessandria e a Dicearchia, si sarà reso conto, osservando i mercantili che attraccano e salpano, di quanto siano più pesanti quando partono da qui rispetto a quando ritornano. Ma oltre alla ricchezza delle merci smisurate in una direzione e nell’altra nel porto a mare come in quello del lago, è degna di nota anche la salubrità dell’aria, fatto che si verifica esso pure perché Alessandria è bagnata su due lati e la piena del Nilo avviene al momento giusto. (...) In questo periodo inoltre spirano dalle regioni settentrionali e da una così vasta distesa salina i venti etesii, sicché gli abitanti trascorrono l’estate in condizioni confortevolissime. (...) All’ingresso del porto grande si trovano sulla destra l’isola e la torre di Pharos e dalla parte opposta gli scogli e la punta Lochiàs con una residenza regia. Una volta entrati nel porto, sempre sulla sinistra e contigua agli edifici della Lochiàs, si trova la reggia interna che comprende numerosi e vari ambienti di soggiorno e boschetti. Sotto di essa ci sono il porto artificiale, protetto dai moli, proprietà private dei re, e l’Antirrhodos, un’isoletta al porto prospiciente, con la sua residenza regia e il suo porticciolo. L’hanno chiamata così quasi per un senso di rivalità con Rodi. (dalla ”Geografia”, libro XVII, capitolo 1,6)