Vito Tartamella Macchina del Tempo, agosto 2003 (n.8), 24 ottobre 2003
Divide le persone in favorevoli e contrarie, spesso è causa di animate discussioni, specialmente negli uffici, ma quando le temperature raggiungono livelli sahariani di certo non se ne può fare a meno
Divide le persone in favorevoli e contrarie, spesso è causa di animate discussioni, specialmente negli uffici, ma quando le temperature raggiungono livelli sahariani di certo non se ne può fare a meno. L’invenzione dell’aria condizionata si deve al genio dell’ingegnere americano Willis Carrier (1876-1950), noto negli Stati Uniti per essere ”il padre del fresco”. In realtà la scoperta di Carrier, inizialmente, non era destinata alle persone ma alle industrie. Nel luglio del 1902, infatti, una tipografia newyorchese, per porre rimedio alle fluttuazioni di temperature e umidità dell’aria che facevano gonfiare la carta in fase di stampa provocando un errato allineamento dei colori, decise di rivolgersi all’ingegner Carrier. Questi cominciò a lavorare al problema fino a quando, in una sera particolarmente nebbiosa a Pittsburgh mentre aspettava il treno, trovò la soluzione. Partendo da alcune riflessioni sulle condizioni chimico-fisiche che determinano la comparsa della nebbia, Carrier iniziò a compiere una serie di calcoli mentali fino a determinare la complessa relazione tra temperatura, umidità dell’aria e rugiada (la condizione in cui l’aria diviene satura di umidità). In pratica il padre del fresco capì che con una macchina, un condizionatore appunto, si poteva rinfrescare l’aria riducendo anche l’umidità presente in essa, proprio come quando, in natura, un abbassamento della temperatura porta alla condensazione del vapore acqueo in goccioline. Tuttavia l’espressione ”aria condizionata” si deve a Stuart Cramer che lo usò nel 1906 quando chiese un brevetto per un meccanismo che addizionava di vapore acqueo l’aria di un’industria tessile, per ”condizionare” i filati. In Italia i primi edifici a usufruire di un impianto di condizionamento dell’aria furono il Palazzo di Giustizia, quello della Stampa e quello della Cassa di Risparmio di Milano.