Guido Romeo Macchina del Tempo, agosto 2003 (n.8), 24 ottobre 2003
«Un metro di pelle artificiale? Gliela stampo subito». Tra pochi anni potrebbero rispondere così i chirurghi plastici se la tecnica per stampare diversi tipi di tessuti sviluppata da Thomas Bond, ingegnere chimico presso la Clemson University e Vladimir Mironov dell’Università della Carolina del Sud a Clemson, negli Stati Uniti (nella foto qui sopra un esempio di pelle grande quanto un quarto di dollaro)
«Un metro di pelle artificiale? Gliela stampo subito». Tra pochi anni potrebbero rispondere così i chirurghi plastici se la tecnica per stampare diversi tipi di tessuti sviluppata da Thomas Bond, ingegnere chimico presso la Clemson University e Vladimir Mironov dell’Università della Carolina del Sud a Clemson, negli Stati Uniti (nella foto qui sopra un esempio di pelle grande quanto un quarto di dollaro). Ispirandosi alle tecniche di produzione dei prototipi nell’industria automobilistica, i due ricercatori hanno trasformato delle normali stampanti a getto d’inchiostro della Canon o della Hewlett-Packard in un efficacissimo sistema per la produzione rapida di pelle e di tessuti come quelli che costituiscono il pancreas. Al posto dell’inchiostro hanno inserito cellule delle ovaie di criceto che, con alcune modifiche all’hardware delle macchine, hanno stampato strati di 50 micron di cellule su fogli di gel biodegradabile che tiene le cellule al loro posto finché non si sono fuse insieme per creare un tessuto organico. «Il gel è sensibile alla temperatura» spiega Boland, «perciò una volta che le cellule si sono unite basta alzare leggermente la temperatura perché si sciolga e rimanga solo il nuovo tessuto». Il sistema semplifica enormemente la produzione di tessuti artificiali che oggi viene fatta manualmente dai ricercatori con pipette e promette di abbassare notevolmente i costi. Applicando i fogli di gel e cellule a microscopici cilindri, i ricercatori stanno cercando di ottenere anche dei vasi sanguigni. «Entro la fine dell’anno contiamo anche di produrre il primo vaso sanguigno» osserva Boland, che però ammette: «Stampare un intero organo come il fegato è un traguardo ancora lontano, ma nel breve futuro potremmo produrre cose più semplici come la cartilagine, molto utilizzata nella chirurgia estetica e ricostruttiva». La cartilagine contiene infatti pochi vasi sanguigni e molte sono le aziende che già la producono artificialmente. «Qualche anno fa è stata ottenuta anche la cartilagine completa di un orecchio» osserva Mironov, «ma l’uso di una stampante potrebbe darci un naso su misura in appena cinque minuti».