(Goffredo Fofi, ཿIl Messaggero, giovedì 23 ottobre 2003, pag 22), 23 ottobre 2003
L’affetto dei grandi uomini per i cani: Schopenhauer, da tipico misantropo, li preferiva alla sua stessa specie; Maeterlinck constatava come il cane fosse il solo essere vivente ad ”aver trovato e riconosciuto un dio indubitabile, tangibile, irrecusabile e definitivo” anche nei soggetti più abbrutiti; Kafka li umanizzava per dimostrare la pochezza dell’uomo; Queneau rifiutò un premio letterario per averne perso uno di recente e, più tardi, ritardò un suo ricovero urgente per non lasciare sola una cagnetta
L’affetto dei grandi uomini per i cani: Schopenhauer, da tipico misantropo, li preferiva alla sua stessa specie; Maeterlinck constatava come il cane fosse il solo essere vivente ad ”aver trovato e riconosciuto un dio indubitabile, tangibile, irrecusabile e definitivo” anche nei soggetti più abbrutiti; Kafka li umanizzava per dimostrare la pochezza dell’uomo; Queneau rifiutò un premio letterario per averne perso uno di recente e, più tardi, ritardò un suo ricovero urgente per non lasciare sola una cagnetta.