Federico Ferrazza Macchina del Tempo, agosto 2003 (n.8), 23 ottobre 2003
Oltre che dalle piene dei fiumi, le dighe ci possono proteggere anche dall’alta marea. E in questo senso l’Italia sperimenterà tra qualche anno uno dei progetti tecnologicamente più evoluti al mondo
Oltre che dalle piene dei fiumi, le dighe ci possono proteggere anche dall’alta marea. E in questo senso l’Italia sperimenterà tra qualche anno uno dei progetti tecnologicamente più evoluti al mondo. il Mose (MOdulo Sperimentale Elettromeccanico) di Venezia i cui lavori sono stati inaugurati lo scorso maggio. Questo sistema, progettato dal Consorzio Venezia Nuova, si pone l’obiettivo di salvare la laguna dall’annoso problema dell’acqua alta. Come? 78 dighe (lunghe tra 18 e 28 metri e larghe 20) verranno messe alla bocca di Chioggia (18), a quella di Malamocco (19), mentre alla bocca di Lido, larga il doppio, sono previste due schiere rispettivamente di 21 e 20 paratoie. Queste dighe, però, non sono fisse e in condizioni normali si trovano parallele al fondo del mare. Ma se arriva l’alta marea, le 78 barriere si alzano (vedere disegni) in un tempo variabile tra le 4 e le 5 ore e non lasciano passare l’acqua. Arrivare alla fase realizzativa del Mose non è stato semplice. Per ben 37 anni gli ambientalisti, alcuni scienziati e in parte anche il Comune di Venezia si sono opposti alla sua costruzione. La loro tesi è che un eventuale blocco dell’afflusso di acqua per tanto tempo potrebbe danneggiare l’ecosistema lagunare, impedendo il ricambio e permettendo, per esempio, alle sostanze tossiche di accumularsi. Il Mose, che vedrà al lavoro 1.000 persone e dovrebbe essere pronto entro 8 anni, costerà 2,3 miliardi di euro; la gestione e la manutenzione costeranno 9 milioni di euro.