Enrica Speroni, "La Gazzetta dello Sport" 23/10/2003;, 23 ottobre 2003
"Il problema, non solo nello sport, è quello non di pensare in grande, ma di pensare oltre le proprie possibilità
"Il problema, non solo nello sport, è quello non di pensare in grande, ma di pensare oltre le proprie possibilità. A qualcuno va male, ad altri va bene. Forse è peggio per i giovani vedere a chi è andata bene e, per riuscirci, non ha rispettato le regole. Oggi quello che conta è vincere, a tutti i costi. Invece no: bisogna rispettare le regole. Chi lo fa non è un fesso. corretto. Se bisogna vincere a tutti i costi, perché il doping no? Io sono contro il culto della pastiglia, anche quella legale. normale che un uomo sano prenda di tutto? Noi non l’abbiamo mai fatto: abbiamo vinto tanto senza niente. Non c’era la pastiglia, non c’era la creatina, non c’erano gli aminoacidi. [...] Nei giochi con la palla la competenza tecnica e la fantasia hanno un grande peso. Ma se una squadra si dopa ha un vantaggio enorme. In nessuno sport si può dire che il doping non c’è. E non esiste solo quello biologico. Esiste il doping amministrativo. Esiste il doping psicologico: siamo tutti uguali quando scendiamo in campo?. [...] Col doping è una lotta senza fine. Non ci sarà una vittoria, ma va combattuta lo stesso per non arrivare al punto che i puliti, non potendo competere, si ritirino dallo sport. Quando c’era la crisi in Argentina la cosa peggiore era che la gente aveva perso la speranza. Oggi non è così. L’uomo senza speranza è annichilito, non lo è quando è povero anche se è durissima. Io credo che negli sport di squadra c’è la speranza" (Julio Velasco).