23 ottobre 2003
Tags : Elliott. Smith
Smith Elliott
• SMITH Elliott (Steven Paul Smith). Nato a Portland (Stati Uniti) il 6 agosto 1969, morto a Los Angeles (Stati Uniti) il 21 ottobre 2003. Cantante. Autore. «[...] Fragile, come i personaggi delle sue canzoni. [...] Interprete di brani folk-rock pieni di malinconia [...] raggiunse la fama nel 1998 con la candidatura all’Oscar per Miss Misery, uno dei suoi brani inseriti nella colonna sonora di Will Hunting-Genio ribelle di Gus Van Sant. A parte questo episodio, la sua carriera ha raramente visto la luce delle classifiche: era un’artista geniale, amato dalla critica, con un pubblico di nicchia (ma molto attento). I riferimenti più spesso utilizzati per descrivere le sue canzoni erano i Beatles, la sua band preferita (e per la colonna sonora di Io mi chiamo Sam di Sean Penn aveva inciso la cover di Because), ma soprattutto Nick Drake. E al cantautore inglese, scomparso a 26 anni per un’overdose di farmaci antidepressivi, lo accomunava non solo lo stile, ma anche la debolezza nell’affrontare la vita. La carriera di Smith, infatti, è stata influenzata dalla dipendenza da droga e alcol. E questo si rifletteva nei testi delle sue canzoni: malinconia, droga, solitudine erano i temi preferiti. [...] Madre cantante, padre psichiatra, debuttò per un’etichetta indipendente nel 1994 con Roman Candle. Quindi uscirono Elliott Smith (1995) e Either/Or (1997). Si trasferì a New York e, dopo la collaborazione a Will Hunting, firmò per la DreamWorks, con la quale pubblicò X0. Il suo ultimo album, Figure 8, era stato pubblicato nel 2000. I continui annunci di un’imminente uscita, che avrebbe dovuto intitolarsi From a Basement on the Hill, e i conseguenti continui rinvii avevano acceso le preoccupazioni dei fan alle quali lui stesso aveva risposto con una lettera aperta pubblicata sul suo sito: «Voglio che sappiate che sto bene, sono sobrio e in piena forma. Nonostante le indiscrezioni che dicono il contrario, sto lavorando al mio prossimo album”. Era il 2001. Da allora, se si trascurano piccole apparizioni, nulla» (Andrea Laffranchi, ”Corriere della Sera” 23/10/2003). «Uno fuori posto. Anzi, uno che non si sentiva mai a posto. Così era Elliott Smith, cantautore geniale scomparso in circostanze misteriose (omicidio o suicidio?) il 21 ottobre 2003, a 34 anni. Due episodi - entrambi raccolti in Elliott Smith e il grande nulla di Benjamin Nugent [...] raccontano bene il suo disagio nei confronti della vita. Il primo risale al 1994. Elliott si fa tatuare su un braccio il toro Ferdinando, bestione pacifico preso da un libro per bambini che alle corride preferisce i fiori: un fallito agli occhi della gente perché, spiegò Smith, ”fuori dal sistema”. Il secondo, siamo nel ’98, ci porta sul palco degli Oscar. Elliott canta la sua Miss Misery, candidata come miglior canzone originale: nonostante il completo bianco, la camicia e la cravatta rubino, le scarpe Prada, la sua espressione impacciata fa capire che al successo e ai lustrini preferirebbe altro. Queste due pillole parlano di Elliott anche a chi non ne conosce le canzoni. Piccoli gioielli del cantautorato dove la dolcezza delle melodie si incrocia con storie piene di malinconia. Il dolore dei personaggi è il dolore di Smith, le loro sfighe sono le sue, le loro paure le sue paure. Un mondo raccontato in obliquo. Come in obliquo è la vita del protagonista come la racconta, perdendosi spesso in testimonianze irrilevanti, Nugent. A partire dalla storia sul suo nome. Il senso di inadeguatezza alla vita di Steven Paul Smith, nato il 6 agosto 1969 a Omaha, e vissuto fra il Texas (con la mamma) e Portland (con papà) si manifesta al college: in quegli anni decide di farsi chiamare Elliott. Steve gli suonava troppo « macho » e Steven « secchione » così, forse su idea della ex che prende il cognome di un ex, forse ispirato dal nome di una strada, opta per Elliott. E questa attitudine ha marchiato la sua vita. Anche quella professionale. Che parte con gli Heatmiser, una band che si fa conoscere nel circuito grunge rock di Portland e che arriva ad avere anche un contratto discografico. Ma non è il genere che Smith sente nelle sue corde. Parallelamente alla carriera nel gruppo, incide canzoni fragili nella cantina di casa. Da quelle cassette esce il suo primo cd solista, Roman Candle , datato 1994. L’ombra più pesante della sua vita, quella della droga, inizia a proiettarsi. I testi del secondo disco, Elliott Smith ( ’95), sono pieni di buchi, aghi, spacciatori e altre metafore: la gente pensa che Smith sia un eroinomane. Non ancora. La sua, raccontano gli amici, è una grande paura, una tentazione che emerge da profondi scavi interiori. il successo discografico a trasformare tutto. Dopo il successo di nicchia di Either/ Or (’97) arrivano gli Oscar, un contratto più ricco con la Dreamworks per X0 e Figure 8 fanno di Smith una figura di riferimento nel cantautorato Usa. La pressione dei fan, i tour massacranti, lo staff che lavorano con lui finiscono per isolarlo dagli amici. L’alcol, compagno degli anni precedenti, non basta più. Arrivano eroina, crack, pillole e cliniche. Il nuovo disco, quello che avrebbe dovuto consacrarlo, fatica a uscire. Smith lo fa e lo disfa. Vedrà la luce solo dopo la sua morte. Provocata da due coltellate al petto [...]» (Andrea Laffranchi, ”Corriere della Sera” 24/4/2005).