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 2003  ottobre 23 Giovedì calendario

CHAMBERS Dwain Londra (Gran Bretagna) 5 aprile 1978. Sprinter. Sui 100 metri ha un personale di 9’’87 (stabilito nel 2002), primato europeo in coabitazione con l’altro britannico Linford Christie

CHAMBERS Dwain Londra (Gran Bretagna) 5 aprile 1978. Sprinter. Sui 100 metri ha un personale di 9’’87 (stabilito nel 2002), primato europeo in coabitazione con l’altro britannico Linford Christie. Dopo aver conquistato il successo agli Europei juniores nel ”97, ha vinto l’argento agli Europei assoluti di Budapest ”98. L’anno dopo ha centrato il bronzo ai Mondiali di Siviglia, mentre nel 2000 è stato 4° ai Giochi olimpici di Sydney. Agli Europei del 2002, a Monaco, ha realizzato la doppietta, aggiudicandosi 100 e 4x100. Nell’ agosto 2003, ai Mondiali di Parigi, è finito quarto, pur con lo stesso tempo (10’’08) del connazionale Campbell che gli ha soffiato il podio. stato anche d’argento nella 4x100. Trovato positivo al Thg dopo un controllo a sorpresa il 1 agosto 2003, a Saarbruecken, in Germania, durante un allenamento (Gianni Merlo, ”La Gazzetta dello Sport” 23/10/2003) • «Memorie di un dopato che voleva rendersi imprendibile: ”Sono arrivato a sperimentare 300 tipi di cocktail. Dopo la palestra mi iniettavo sempre una dose di insulina nello stomaco. E non sono mai stato beccato, tranne una volta”. Per le sue colpe, Dwain Chambers, sprinter inglese sedotto dalla dark side of life degli ormoni illegali, cliente di Victor Conte e della sua clinica-laboratorio Balco (’pendevo dalle sue labbra: il suo ”thg’ mi aveva fatto scendere di un decimo nei 100, da 9”97 a 9”87”), ragazzo del nord povero di Londra, vittima dei suoi stessi imbrogli, ha scontato due anni di squalifica e di gogna. [...] (ha scritto) un’autobiografia (Race against me) guardando l’atletica dal buco della finta serratura dei controlli antidoping, ”inaffidabili, non contateci” e vendicandosi del trattamento riservatogli dal Comitato olimpico inglese (’sono il mascalzone che serviva ai potenti dello sport inglese per pulirsi la coscienza prima di Londra 2012”), cui non è bastato vederlo pagare, sull’orlo del suicidio (’ho pensato davvero di togliermi la vita, solo che non sapevo bene quale tecnica usare e così ho rinunciato”), travolto dai suoi errori: ”Pretendevano che sparissi, come Harry Potter...”. E non erano soltanto i dirigenti sportivi del suo paese a volerlo annientato. Per far uscire il suo libro Chambers è dovuto ricorrere a un editore spagnolo (Libros International). A casa nessuno lo avrebbe sostenuto. Non c’è giornale britannico che non l’abbia attaccato, vilipeso, sperando in questo modo di sventarne gli ardori revanscisti. Invece Chambers è tornato. Forse per dimostrare che l’atletica, con il suo cocktail sì ma di ipocrisie, è solo l’applicazione del paradosso di G. B. Shaw: ”L’unica regola dorata è che non esistono regole dorate”. Kenteris e la Thanou? ”Stupidi a fuggire, non li avrebbero mai inchiodati”, disse dopo essere caduto nella trappola dei ”bracconieri della Wada sostenuti dall’Fbi”, lui, colpevole come altri duecento ”che nessuno fermerà mai”. Il record di Montgomery del 2003? ”Quella sera ad Atene correvo anch’io e prendevo la stessa identica roba”. Chambers ha pagato per sé, ma non vuol pagare per gli altri: ”Stavo per ritirarmi. Ma solo per i debiti”. [...]» (Enrico Sisti, Eugenio Capodacqua, ”la Repubblica” 4/3/2009).