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 2003  ottobre 22 Mercoledì calendario

Se ogni mattina andate in ufficio o a scuola in macchina o prendendo il bus che passa sotto casa; se fate pasti sostanziosi e grassi sgranocchiando dolciumi nei momenti di relax; se, tornati a casa, vi riposate guardando la televisione, giocando alla Play-Station e navigando su Internet comodamente ancorati alla vostra poltrona, mentre fumate le vostre sigarette preferite; se, infine, vi ritagliate un’ora alla settimana per andare in palestra a gareggiare con il culturista della porta accanto

Se ogni mattina andate in ufficio o a scuola in macchina o prendendo il bus che passa sotto casa; se fate pasti sostanziosi e grassi sgranocchiando dolciumi nei momenti di relax; se, tornati a casa, vi riposate guardando la televisione, giocando alla Play-Station e navigando su Internet comodamente ancorati alla vostra poltrona, mentre fumate le vostre sigarette preferite; se, infine, vi ritagliate un’ora alla settimana per andare in palestra a gareggiare con il culturista della porta accanto. Ebbene, se fate tutto questo sappiate che il vostro cuore è in pericolo. In Italia ogni anno muoiono circa 240.000 persone per malattie cardiovascolari, ed è ormai assodato che i fattori di rischio principali per queste patologie sono il fumo, le cattive abitudini alimentari e la sedentarietà: «Sono anni che esorto i miei pazienti a fare attività fisica» afferma il dottor Massimo Massarini, membro dell’American College of Sports Medicine «perché fa bene al fisico e al cervello. Bisognerebbe insistere sulle conseguenze gravissime di una vita sedentaria. Sovrappeso, obesità, problemi cardiovascolari, malattie come diabete e osteoporosi, ma anche depressione, ansia e insonnia richiedono una terapia che comprenda anche un continuo e regolare esercizio fisico. Ma troppo spesso questo aspetto viene trascurato». Il cuore è un organo capace di adattarsi, aumentando o diminuendo i suoi battiti in base allo sforzo richiesto. Un buon allenamento fisico migliora la tolleranza del cuore agli sforzi, provocando di conseguenza una diminuzione della frequenza cardiaca. Inoltre, durante l’attività fisica le arterie si dilatano, aumenta la loro elasticità e la tensione diminuisce. Una persona allenata avrà quindi, a riposo, un cuore più calmo e una tensione più bassa, mentre sotto sforzo potrà raggiungere le frequenze cardiache di un soggetto non allenato ma con performance nettamente migliori. E con minor rischio d’infarto. Per calcolare il numero massimo di battiti cardiaci sopportabili è sufficiente sottrarre a 220 il numero dei propri anni e poi ridurre il risultato in rapporto al proprio livello di allenamento (vedi tabella in alto). I benefici ottenuti dalla corsetta mattutina non finiscono però qui: oltre a favorire la perdita di peso, diminuendo la massa grassa e incrementando quella muscolare, l’attività sportiva ha effetti positivi sul metabolismo, regolando i livelli di glicemia, cioè la concentrazione dello zucchero nel sangue, riducendo il bisogno di insulina e facendo calare i livelli di colesterolo e trigliceridi. Un più rapido e consistente afflusso di sangue nelle vene agisce inoltre sulle pareti dei vasi riducendo i rischi di trombosi e, come ha recentemente dimostrato una ricerca della University of Pennsylvania, pubblicata su ”Science”, può avere anche un effetto antinfiammatorio. Per questo motivo, ribadisce Giovanni Caldarone, medico sportivo del Coni, «a volte anche in presenza di patologie bisognerebbe consigliare di fare attività fisica. Correre, camminare, nuotare sono tutte attività che fanno lavorare il cuore portando a una maggiore ossigenazione di tutti gli organi, e dello stesso cervello, migliorandone la funzionalità». Senza contare gli effetti positivi sulle funzioni neuromotorie come il senso dell’equilibrio o la coordinazione dei movimenti. Vi state già preparando psicologicamente per partecipare alla maratona del weekend? Aspettate un momento. In primo luogo esistono dei rischi anche nel fare sport: fratture, distorsioni, lesioni ai legamenti sono in agguato per chi pratica calcio, tennis o sci. Ma persino l’aerobica può causare patologie della colonna vertebrale come lombalgia e discopatia, e sport fisicamente stressanti come lo squash possono addirittura essere causa di disturbi cardiovascolari, soprattutto per persone che abbiano superato i 40 anni. Non tutti gli sport, infatti, sono adatti ad ogni età: pallacane- stro, karate e windsurf, ad esempio, possono essere praticati senza grossi problemi fino a 40 anni ma sono decisamente sconsigliati oltre i 60. E soprattutto bisogna sempre evitare di lanciarsi in grandi imprese ginniche senza un allenamento adeguato: «Lo sportivo del fine settimana» sostiene Piergiorgio Pietta, ricercatore dell’Istituto di Tecnologie Biomediche del Cnr di Milano «è da biasimare. Non è possibile concentrare in due giorni tutto ciò che non si è fatto prima. L’attività sportiva fa bene all’apparato muscolo-scheletrico e all’umore perché aumenta il consumo d’ossigeno. Ma se non ci si muove mai e poi lo si fa improvvisamente, questo ossigeno rischia di contribuire al cosiddetto stress ossidativo: i radicali liberi sottraggono atomi di ossigeno all’emoglobina dei globuli rossi, e ossidandosi provocano la degenerazione dei tessuti e l’accelerazione del processo d’invecchiamento». Che fare allora? La risposta è semplice: un’attività fisica regolare e non stressante. Un’ora di corsa molto blanda o di camminata veloce dalle 3 alle 5 volte a settimana, o un paio d’ore di bicicletta con la stessa frequenza. Importante è però la gradualità: «Come avviene per la riabilitazione di sportivi che hanno subito dei traumi» spiega Stefano Della Villa, presidente del gruppo medico Isokinetic di Bologna, che tra i suoi 7.000 pazienti annuali ha avuto Roberto Baggio e Alberto Tomba «bisogna prima di tutto prefiggersi degli obiettivi. Per Baggio poteva essere tornare a giocare in Nazionale, per una persona che di mestiere non fa il calciatore può essere riuscire a fare una corsetta due volte a settimana senza avere il fiatone». Ecco allora lo Sport Reconditoning, che inizia con un’approfondita visita medica e test per valutare la capacità di resistenza allo sforzo e la forza di determinati gruppi muscolari. E prosegue con un programma di ricondizionamento, che a un graduale incremento dell’attività fisica associa un costante controllo della frequenza cardiaca. I medici non possono modificare per sempre le nostre abitudini di vita, ma possono metterci nelle condizioni di farlo. Giusy Cinardi e Fabio Sclosa