Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2003  ottobre 22 Mercoledì calendario

MEMPHIS Ricky (Riccardo Fortunati).

MEMPHIS Ricky (Riccardo Fortunati) Roma 29 agosto 1968. Attore. «Se vai in un commissariato e chiedi di lui ti dicono: “E’ uno di noi”. Ricky Memphis è riconosciuto nel suo personaggio, Mauro Belli, investigatore del X Tuscolano, il Distretto di polizia più famoso d’Italia, in onda ogni martedì su Canale 5. Da Ultras di Marco Risi a oggi, tra personaggi emarginati e molti ruoli “in divisa”, grazie a questo ruolo, ormai reiterato per quattro edizioni, Memphis è diventato popolarissimo. Com’è, divertente? “Divertente, piacevole, sicuramente sì. Lati negativi nell’essere famoso non ne ho ancora trovati. [...] Dopo 4 anni di telefilm, tranquillità di lavoro e economica, popolarità, la vita cambia in meglio”. La sua caratteristica più amata, come attore, è forse la naturalezza. E’ d’accordo? “Assolutamente sì. Questa è una ricerca dettata da Ricky Memphis spettatore di film. E’ la cosa che più amo io negli attori: la naturalezza, la verità. Questa è la cosa che mi preme quando affronto un personaggio. [...] Metto le mani nelle battute scritte, cerco di rendere più mio quello che dico. Distretto di polizia ha un gruppo di sceneggiatori formidabili che dopo anni sono collaudati a tutto e con loro c’è un tacito accordo, se una battuta non ci suona la cambiamo in corsa. Un margine di improvvisazione è normale. [...] Io facevo il manovale prima di fare l’attore, quindi tutto questo è un di più, sono stato fortunato. [...] Io avevo pure iniziato un corso di dizione, poi non c’avevo tempo. Ma lo sappiamo tutti come se parla in Italia. Però io c’ho una pigrizia fonetica. [...] E poi, è stata la fortuna mia, i vari personaggi che ho fatto non hanno mai avuto bisogno di un corso di dizione. Ma c’è tempo, faremo anche quello, non bisogna sedersi e poi addormentarsi sugli allori. [...] Sono un pigro cronico, assoluto. Mangiare bene, bere bene, stare con gli amici, in compagnia e in tranquillità, leggere i giornali. E poi il calcio, adoro la Roma. Mi piacciono le cose belle, che non so bene quali sono. Ma guardo, e se ne vedo una l’acchiappo e la sposo”» (Cristina Caccia, “La Stampa” 22/10/2003).