Varie, 22 ottobre 2003
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Biografia di Filippo d’Edimburgo
FILIPPO D’EDIMBURGO Corfù (Grecia) 10 giugno 1921. Principe consorte. Marito della regina Elisabetta • «[...] il più giovane di cinque figli del principe Andrea di Grecia e della principessa Alice di Battenberg. Rientrati in Germania, patria della madre, tutte e quattro le sue sorelle sposarono aristocratici. Il marito di una delle sorelle diventò capo della Gestapo. [...] Spiegando l’attrazione della sua famiglia per il nazismo, il principe [...]: ”C’era un senso di speranza dopo il deprimente caos della repubblica di Weimar”. Il principe si trasferì poi in Inghilterra, combattendo con gli Alleati nella Seconda guerra mondiale. Nel 1947 sposò Elisabetta, che cinque anni più tardi salì sul trono» (e.f., ”la Repubblica” 7/3/2006). «[...] figlio di Andrea di Grecia e della principessa di Battemberg, nominato principe consorte nel ’57, ben 10 anni dopo le sue nozze. ”Non so se sono molto molto coraggioso o molto stupido”, si chiedeva il poi nominato duca di Emimburgo, ribattezzato a corte ”Il Greco”. Per cominciare, Sua Graziosa Maestà, che amava Filippo molto appassionatamente (’Sempre vuole avere rapporti sessuali, mi farà impazzire” confessava il duca di Edimburgo ad un amico), non gli ha mai permesso di condividere i documenti confidenziali che riceveva dal governo. Il ”regino” ha comunque accettato il suo ruolo secondario facendosi onore come stallone reale (4 figli) e vendicandosi con ripetute corna alla consorte, la quale commentava: ”Io a Filippo non chiedo fedeltà, ma lealtà”. [...]» (Gian Antonio Origihi, ”La Stampa” 17/11/2005). «[...] noto per la sua passione per il polo, per il linguaggio franco e per la propensione alle gaffes. [...] Rischia di ritrovarsi sul banco degli imputati, accusato addirittura di essere l’ispiratore di un complotto per assassinare la principessa Diana: non davanti a un autentico tribunale, che difficilmente si troverà a occuparsi della vicenda, ma agli occhi della giustizia popolare e mediatica, e anche questa ha la sua importanza per la più potente dinastia della terra. Nel suo libro, infatti, il maggiordomo Burrell rivela che il duca di Edimburgo fece di tutto per convincere Diana (e Carlo) a salvare il matrimonio. ”Non approviamo il fatto che nessuno di voi abbia un amante”, le scriveva, nelle lettere che Diana mostrò al fido servitore. ”Un uomo nella posizione di Carlo ha commesso una sciocchezza a rischiare tutto per Camilla. Non ci eravamo mai sognati (sottinteso: io e la regina, ndr.) che potesse lasciarti per lei”. Ma poi il principe riserva a Diana le maggiori asprezze: ”Puoi onestamente guardarti allo specchio e dire che la relazione fra Carlo e Camilla non aveva niente a che fare con il tuo comportamento verso di lui?”» (Enrico Franceschini, ”la Repubblica” 22/10/2003).