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 2003  ottobre 21 Martedì calendario

Abdolah Kader

• (Hossein Sadjadib Gaemmaghami) Arak (Iran) 12 novembre 1954. Scrittore • «Ha abbandonato il persiano per scrivere in olandese da quando nel 1988 si è rifugiato ad Amsterdam. Era stato un oppositore dello Scia, e poi del nuovo regime teocratico. Per lui rimanere in Iran, dopo un’ondata di arresti che aveva colpito il suo gruppo, non era più possibile. Ora è uno scrittore molto amato non solo nel suo Paese d’adozione. Il suo primo romanzo in olandese, Il viaggio delle bottiglie vuote, è stato tradotto in tutta Europa, e in Italia da Iperborea. [...] Scrittore finissimo, dotato di una prosa secca e struggente, favolosa ed esatta. Ed è un intellettuale laico, con idee chiare sulle due culture cui ormai appartiene. Che cosa ha significato cambiare mondo e, soprattutto, lingua? “Lo si può definire un caso, ma forse non è stato un caso, è stata la vita. Sono caduto improvvisamente dalle alte montagne della Persia sulla fredda, umida terra d’Olanda, a imparare una lingua fredda e umida. Non aveva ritmo, non aveva musica, era piatta come il Paese. Ma dovevo conquistarla, altrimenti non sarei sopravvissuto: e allora divenne bella, divenne la mia casa. Ora vivo in questa lingua. [...] Una volta pensavo che fosse possibile fare tutto, decidere tutto, ma poi ho capito che a volte sono gli altri a decidere per te. Non avevo alcuna intenzione di studiare il nederlandese, ma all’improvviso ho dovuto farlo, altrimenti sarei morto, sia da un punto di vista creativo che spirituale. La vita ha deciso, e io ho obbedito alla vita. [...] Il regime degli ayatollah è terribile perché vuole cambiare la tua mente, il tuo sangue e il contenuto del tuo cuore. Gli ayatollah ti fanno ammalare spiritualmente, ti paralizzano dentro: ma lo Scià era un burattino degli Usa. Era estraneo, aveva un contatto superficiale con noi. [...] Kathami significava speranza, ma era una speranza che, come tale, non poteva resistere a lungo. Aveva paura. Non aveva coraggio e neanche tanto potere. Non è riuscito a usare i milioni di consensi ricevuti, e il popolo lo ha superato, è più avanti di lui. Ora appartiene al passato [...] Gli studenti non possono cambiare le cose, perché non esiste alcun contatto tra loro e il popolo. Quando ero all’Università volevo cambiare il mondo, e non funzionò. Gli studenti non possono fare nulla in Patria, ma sono un termometro. Se oggi gridano il loro desiderio di libertà, sappiamo che tra vent’anni la otterremo. Quindi c’è speranza. [...] Non sono un olandese normale. Sono qualcosa di più: un persiano che ha assorbito la cultura olandese. Quindi più ricco. Tornerò senz’altro in Iran, non appena sarà possibile» (Mario Baudino, “La Stampa” 21/10/2003).