Alessandro Calderoni Macchina del Tempo, agosto 2003 (n.8), 20 ottobre 2003
La voce è un parametro fisico e come tale può essere valutato, misurato e confrontato fino a diventare un sistema di riconoscimento certo della persona, come le impronte digitali, i denti, l’iride
La voce è un parametro fisico e come tale può essere valutato, misurato e confrontato fino a diventare un sistema di riconoscimento certo della persona, come le impronte digitali, i denti, l’iride. Su questa consapevolezza si basano i numerosi software che, sovrapponendo una registrazione audio autentica a registrazioni occasionali, portano all’identificazione o al rifiuto del soggetto grazie al confronto tra punti caratteristici del tracciato vocale originale e di quello successivo. Il che può servire per entrare in ufficio senza chiavi o badge. Ma anche per rintracciare criminali dei quali si conosce la voce. «Lo studio della voce può anche aiutare a capire se una persona mente» osserva Vincenzo Mastronardi, docente di Psicopatologia Forense alla Sapienza di Roma, «perché un’analisi spettrografica della voce durante la risposta a domande chiuse può sortire lo stesso effetto della macchina della verità». Gli strumenti che compiono queste operazioni si chiamano Truster o Voice Stress Evaluator e si basano sulla consapevolezza che, nell’atto del parlare, l’essere umano emette da 8 a 14 cicli al secondo di microvibrazioni delle corde vocali. La reazione emotiva alla menzogna, anche se impercettibile dall’orecchio umano, provoca un appiattimento delle vibrazioni fino a un totale di circa tre cicli al secondo che può essere percepito da queste macchine. Il sistema non è però molto preciso ed è illecito in Italia: esperimenti con attori di formazione stanislavskiana dimostrano quanto essere convinti della veridicità delle proprie affermazioni mendaci dia adito a risposte pressoché affini a quelle veritiere.