Varie, 20 ottobre 2003
VERUSCHKA
(Vera Gottlieb von Lehndorff) Königsberg (Germania) 14 maggio 1939. Ex modella • «La contessa Vera von Lendhorf, in arte Verushka. Cioè gli anni Sessanta, Londra, i Beatles, le minigonne. Lei allora era “la modella”, la più pagata al mondo. [...] Nasce in un castello, a Mazuren in Germania, ultima di quattro. Ma la favola finisce lì. A tre anni i nazisti impiccano suo padre: il conte Heinrich von Lendhorf, uno dei capi della cospirazione del ’44 contro Hitler. Per lei, la madre e le sorelle il campo di concentramento. La guerra finisce e la famiglia va avanti. Vera studia e cresce, “complessata” per quel metro e ottanta e rotti e quei piedi numero 44. A 14 anni “si accetta” e a 20 anni si veste di nero e diventa Verushka, “la” modella. A 25 è la più pagata al mondo. E lo sarà anche a 30. Famosa in Francia, in Spagna, in Italia. Un amore troppo chiacchierato con il fotografo Franco Rubertelli (“Da allora non parlo più della mia vita privata”). Foto, libri, un film , Blow-Up (1966), con regìa di Michelangelo Antonioni. Negli anni che seguono ci sono i bauli sempre pronti (“vivo con queste enormi valige di metallo dentro casa”), un cortometraggio (“Buddha Bum”) come attrice-regista, l’arte, la pittura, i travestimenti. Come tela sempre e solo il suo corpo. [...] Dicono di lei: “mai scesa a compromessi: né con il bisturi, né con altro”. “Già non ho sposato un miliardario, i soldi non mi hanno mai interessato. Né ho rincorso la giovinezza. Ho usato il mio corpo solo come mezzo di passione, strumento per esprimermi”. Come lei, Brigitte Bardot. Altre, come Cher, rincorrono invece la giovinezza, da un chirurgo all’altro. “Trovo che sia bello vedere un viso meraviglioso invecchiare. E’ che noi siamo ossessionati dall’idea della giovinezza. Leggo per esempio che oggi, a 13 anni, si può essere modelle di successo. E’ una follia. Così come considero una cosa malata continuare a manipolare il proprio corpo. Mi spaventa. Ogni tanto incontro alcune di queste donne. Il viso liscio, le forme perfette, ma gli occhi parlano per loro. Quelli non si possono cambiare. All’innocenza non si può fare il lifting. Le operazioni sono bugie a se stessi e agli altri. Ma ormai è diventato come andare dal dentista… Ammiro le donne come Brigitte Bardot, che hanno capito, a un certo punto, che la vita è anche altro. E’ chiaro, diventare vecchi fa paura. Anch’io ho momenti di panico: perché dentro mi sento una ragazzina, ma davanti allo specchio.... Se la nostra società avesse avuto un altro concetto dell’età forse sarebbe stato diverso. Avremmo potuto vivere questo periodo meglio. [...] Avete mai visto una bella donna al mattino, appena sveglia, quando i difetti si vedono? Per carità. E’ che la gente non vuole sentire queste cose. [...] Per la strada si vedono molte più belle donne di quelle che scelgono di diventare famose. Quando avevo 14 anni non mi andava bene niente di me: soffrivo per il mio corpo, così lungo, i miei piedi così grandi. Ma poi ho pensato che quello avevo, e non potevo cambiarlo. L’ho accettato con i suoi difetti. E l’ho usato, senza più detestarlo. L’ho trasformato, ne ho fatto un’illusione e poi ancora una forma: quella di un uomo, di una donna, di un diva, di un animale. [...] Sfido chiunque a capire chi è Verushka, perché in realtà io sono Vera von Lendhorff. Dopo sono diventata Verushka.. Claudia Schiffer per esempio è solo e soltanto Claudia Schiffer. La riconoscerebbe chiunque. Banale no? [...] Per questo la gente si ricorda ancora di me: sono come un uccello del Paradiso. Sono libera. Sono fantasia. Sono sogno. [...] Diete? Per carità. Palestra? per carità. Beauty farm? Che noia. Semmai bicicletta, tanta. Per andare di qua e di là per i miei impegni. Stop. Anzi no, il cioccolato. E qualche sigaretta. [...] In America un giorno c’è Julia Roberts, un giorno Penelope Cruz. Ma poi hanno bisogno di un mito come quello di Jacqueline Kennedy, che è lì perfetto: una donna bella, elegante, carismatica. Oggi il business ha fatto delle modelle le nuove dive. Ma la moda è un mondo che corre in fretta. Ragazze troppo concentrate a diventare come il fashion system le vuole: magre e tristi. Non giocano più. Non si divertono più. Poverine muoiono quasi di fame per avere quei corpi. E, quando tutto finisce, non resta niente. [...] Io ho avuto un grande regalo: di essere semplice e non ho cercato l’illusione di felicità fuori. Dopo Blow up per esempio non ero felice, non potevo controllare me e le mie emozioni e cogliere i vantaggi del grande successo. Poi la vita è cambiata e ho capito. E oggi cerco di aiutare chi ha bisogno, perché vorrei che anche per loro cambiassero le cose. I barboni, per esempio. Non sono madre Teresa di Calcutta, faccio quello che posso, non potevo essere leggera e cosciente, la vita è così. La vita può cambiare da un giorno all’altro, per questo aiuto la gente che è sulla strada. Perché anche per loro possono cambiare le cose da un momento all’altro”» (Paola Pollo, “Corriere della Sera” 8/5/2001).