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 2003  ottobre 20 Lunedì calendario

Izetbegovic Alija

• Nato a Bosanski Samac (Bosnia) l’8 agosto 1925, morto a Sarajevo (Bosnia) il 19 ottobre 2003. Politico. «Apparve sulla scena politica della Jugoslavia post-titoista come un personaggio assolutamente atipico. Era infatti l´unico, tra i leader delle repubbliche jugoslave, a non essere mai stato non solo un alto burocrate di partito, ma nemmeno un comunista. Anzi, era stato imprigionato a due riprese per le sue convinzioni politico-religiose di fervente musulmano. A differenza di Milosevic o di Tudjman, ma anche di Kucan o di Gligorov, era un uomo mite, dai modi gentili e dimessi. Così almeno si presentava alla vigilia della guerra, nell´inverno 1991-92, presidente riluttante di una Bosnia-Erzegovina appena proclamata indipendente. Aveva grandi occhi azzurri e portava sempre il basco. [...] Raggiunta la pace nel 1995 - sia pure una pace provvisoria e incompleta, poco più di un armistizio che tuttavia regge ancor oggi -, egli è stato incapace di favorire un avvicinamento delle tre nazionalità bosniache che si erano ferocemente combattute durante la guerra. Ha continuato a basare il proprio potere politico sullo Sda, che anno dopo anno si è incarognito diventando, di pari passo, più intollerante e più corrotto. La riconciliazione era forse impossibile; ma Izetbegovic avrebbe potuto usare il suo prestigio personale almeno per provarci. E´ rimasto invece ostaggio di un nazionalismo musulmano ormai privo di ogni ambizione ideale, pura gestione del potere clientelare e degli aiuti internazionali. Altre colpe gli sono state addebitate durante la sua vita pubblica, ma quelli che furono torti politici erano anche indicatori della sua rettitudine, quasi della sua ingenuità. L´errore maggiore fu senz´altro l´aver proclamato l´indipendenza della Bosnia-Erzegovina senza prevedere l´immediata sollevazione armata dei serbi, che era preparata da tempo. I musulmani furono colti alla sprovvista, disarmati, disorganizzati. Izetbegovic, convinto jugoslavista (i musulmani, essendo una nazionalità "debole", avrebbero preferito restare tutti insieme piuttosto che ritrovarsi da soli coi serbi), credette fino all´ultimo che il conflitto si potesse evitare. Duecentomila morti ricordano dai cimiteri e dalle fosse comuni di cui è cosparsa la Bosnia che così non è stato» (Pietro Veronese, ”la Repubblica” 20/10/2003).