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 2003  ottobre 18 Sabato calendario

TINEBRA Giovanni

TINEBRA Giovanni Enna 15 giugno 1941. Magistrato. Procuratore generale a Catania. Ex direttore del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria (2001-2006). Ex capo della Procura di Caltanissetta (1992-2001) • «[...] il magistrato protagonista di tanti processi antimafia [...]» (Tano Gullo, “Il Venerdì” 3/8/2006) • «[...] è un magistrato di poche parole, schivo, non esagerato come alcuni suoi colleghi nel rilasciare dichiarazioni e nel concedere interviste. [...] prima di fare il “controprocuratore” a Caltanissetta, era stato per diciassette anni in procura a Nicosia, un grosso centro in provincia di Enna. A Caltanissetta arrivò nel periodo compreso tra le due stragi siciliane del 1992, un mese e mezzo dopo l’eccidio in cui persero la vita Giovanni Falcone, la moglie e tre agenti di scorta; e qualche giorno prima che venissero fatti saltare in aria Paolo Borsellino e altri cinque agenti. Un brutto momento, davvero, per cominciare a lavorare e a indagare. I primi due anni della sua carriera nissena Tinebra li ha trascorsi a coordinare il lavoro investigativo proprio su quelle stragi. [...] Fino al ’94 Tinebra ha dovuto coesistere con Ilda Boccassini, magistrato milanese che fu applicato in Sicilia, a Caltanissetta e a Palermo, per due anni e mezzo prima per lavorare sulle stragi e poi su Silvio Berlusconi. [...] Il rapporto tra il procuratore e il sostituto applicato non fu mai proprio idilliaco. Esasperatamente riservato, Tinebra si è infuriato più di una volta con i giornalisti: se la prese, nel ’94, con un giornalista che aveva diffuso in anticipo la notizia (riservata, ma fino a un certo punto) della notifica in carcere di una serie di ordini di custodia cautelare, riguardanti anche personaggi allora superlatitanti, che certamente non sfuggirono alla cattura per colpa del cronista... Anche la gestione dei collaboratori di giustizia da parte di Tinebra è stata oggetto di critiche. Fu nel periodo ’93-’94 che a Caltanissetta nacque il “fenomeno” di quello che viene considerato un pentito sui generis: Vincenzo Scarantino, che si autoaccusò di aver partecipato alla strage di via D’Amelio e che venne creduto sebbene fosse stato smentito da quattro suoi “colleghi” pentiti. La procura di Palermo, da sempre affamata di collaboratori, non ha mai utilizzato una sola sua dichiarazione. [...]» (“Il Foglio” 27/11/1997).