Fabio Sclosa Macchina del Tempo, agosto 2003 (n.8), 17 ottobre 2003
Il voto del 2 giugno 1946 fu solo l’ultimo atto del lungo e doloroso travaglio per la nascita della Repubblica Italiana
Il voto del 2 giugno 1946 fu solo l’ultimo atto del lungo e doloroso travaglio per la nascita della Repubblica Italiana. I primi sentimenti patriottici e repubblicani si diffusero traendo spunto dalla Rivoluzione francese e si concretizzarono dal gennaio del 1797 al giugno 1799 con l’istituzione della Repubblica Cispadana, poi Cisalpina, della Repubblica di Ancona, e di quelle romana e partenopea. Durarono tutte pochi mesi, ma aprirono la strada all’ingresso di Napoleone, che il 14 giugno 1800 sbaragliò gli austriaci a Marengo e proclamò la SecondaRepubblica Cisalpina, poi nominata Repubblica italiana e infine Regno d’Italia; ma occupò anche Roma, nel 1808, e conquistò il Regno di Napoli, relegando i Borbone in Sicilia. Con la sconfitta di Napoleone e il ritorno delle monarchie sancito dal Congresso di Vienna del 1815, i patrioti italiani si organizzarono in società segrete, soprattutto la Massoneria e la Carboneria, tornando alla lotta a viso aperto nel 1848, con le cinque giornate di Milano, e nel ’49, con le dieci giornate di Brescia e la fondazione della seconda Repubblica romana. Nei decenni successivi la riscossa nazionale si intrecciò con l’azione dell’esercito piemontese. L’Italia fu fatta ma restò monarchica. Nel 1866 andarono alle urne solo 258.243 uomini abbienti, tra cui i delusi Mazzini e Garibaldi. Tra Otto e Novecento gli ideali repubblicani vennero accolti soprattutto dal socialismo internazionalista. E solo nel 1946 la Repubblica si affermò con 12.717.923 voti a favore (54,3%) e 10.719.284 contro (45,7%).