Giulio Divo Macchina del Tempo, agosto 2003 (n.8), 17 ottobre 2003
La Decima Flottiglia Mas fu, nel bene e nel male, l’orgoglio dell’esercito italiano nella Seconda guerra mondiale
La Decima Flottiglia Mas fu, nel bene e nel male, l’orgoglio dell’esercito italiano nella Seconda guerra mondiale. Nata ufficialmente nel 1935 come Prima Flottiglia Mas, e divenuta X Mas nel ’39 in onore alla decima legione romana, la preferita da Cesare, deve il suo nome ai mezzi incursori Mas (Motobarca Armata Svan) usati per azioni speciali nei primi anni del ’900 dalla marina militare. Con tre torpediniere siluranti Mas, la notte del 10 febbraio 1918, D’Annunzio entrò nel porto di Buccari, nell’odierna Croazia, e affondò numerose unità navali della marina austriaca. Il Vate diede una personale interpretazione dell’acronimo Mas: Memento Audere Semper, ovvero ”ricorda di osare sempre”. Nel corso del secondo conflitto, la X Mas ebbe uno sviluppo repentino quando - dopo l’armistizio dell’8 settembre - numerosi giovani volontari vi si arruolarono per dare continuità alla fallimentare esperienza bellica italiana. Sotto il comando di Junio Valerio Borghese i volontari della Decima furono protagonisti di un’esperienza inedita nel panorama militare italiano. L’organizzazione interna era basata sul culto dell’eguaglianza: pur essendoci un’organizzazione gerarchica non vi era differenza di trattamento sul vitto e sugli alloggi. Si consideravano rivoluzionari e la loro posizione fu doppiamente scomoda. Non si integrarono mai perfettamente con la realtà della Repubblica Sociale (Borghese fu arrestato a Brescia nel 1944, sospettato di preparare un colpo di mano) e finirono quindi con il condurre una guerra a sè stante, a fianco dei nazifascisti ma con una forte autonomia decisionale. Tra il ’41 e il ’42 i legionari, attrezzati con piccoli mezzi siluranti, riuscirono a violare il porto di Alessandria d’Egitto, affondando la petroliera inglese Saragona e le corazzate britanniche Valiant e Queen Elizabeth. La X Mas era una vera forza speciale, con un numero di unità non superiore alle 400 persone altamente specializzate. Con l’8 settembre 1943, però, l’arruolamento volontario portò la Decima a quasi 18.000 unità. E pur non rinunciando mai all’antica vocazione marinara, i soldati furono costretti a una guerra di terra, arroccati lungo le linee di difesa per contrastare l’avanzata degli angloamericani. Solo nel 1944, quando ormai le sorti del conflitto erano segnate, la Decima si spostò tra il Friuli-Venezia Giulia e le odierne Slovenia e Croazia, per difendere i confini nazionali dalla pressione dell’esercito jugoslavo. Ultima disperata missione destinata al fallimento.