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 2003  ottobre 17 Venerdì calendario

TASSOTTI

TASSOTTI Mauro Roma 19 gennaio 1960. Ex calciatore. Lanciato dalla Lazio, con il Milan vinse cinque scudetti (1987/1988, 1991/1992, 1992/1993, 1993/1994, 1995/1996), tre Coppe dei Campioni/Champions League (1988/1989, 1989/1990, 1993/1994), due coppe Intercontinentali (1989, 1990). Vicecampione del mondo con la nazionale nel 1994. Adesso viceallenatore del Milan • «Nella storia di Mauro Tassotti, c’è la mano di un antico uomo di calcio, Roberto Lovati, laziale da 45 anni, Bob per tutta la vita. Lovati, classe 1927, attuale responsabile degli osservatori della società campione d’Italia, è stato uno Zoff ante litteram: portiere, allenatore e dirigente, nella sua vita calcistica non si è fatto mancare nulla. L’uomo-rifugio: quando la Lazio si trovava in difficoltà, puntualmente licenziava l’allenatore di turno e spediva in prima linea Lovati. Fu Bob il 5 novembre 1978 a far esordire in serie A Tassotti. La Lazio giocò ad Ascoli, quella domenica, giornata numero sei del campionato. ”Decisi all’ultimo momento perché avevo un paio di dubbi che risolsi poche ore prima della partita. Eravamo in ritiro nell’albergo del presidente dell’Ascoli, Rozzi. Era domenica mattina, chiamai Mauro e gli dissi poche parole ”tocca a te, oggi’. Non fece una piega. Rispose ”va bene’. Ricordo che per fare giocare lui e comporre la panchina, fui costretto a spedire in tribuna Totò Lopez, un bravo centrocampista, un ragazzo di carattere. Lopez si arrabbiò, ma io non cambiai idea. Mauro fece un partitone e divenne titolare”. Il Tassotti di fine anni Settanta sembrava il fratello robusto di Ninetto Davoli: capelli ricci, naso aquilino, inflessione romana coltivata nel suo quartiere San Basilio. Ma per Lovati, ”Tassotti è sempre stato un romano atipico. Era silenzioso, preferiva ascoltare piuttosto che parlare. Non ha mai avuto l’atteggiamento un po’ bulletto tipico dei giovani romani. Ho una mia teoria, al riguardo. A 15 anni i ragazzi romani sono decisamente più svegli dei loro coetanei del Nord. A 17 si sentono già adulti e se giocano a calcio la loro presunzione diventa un problema”. Il Tassotti adolescenziale era di un’altra pasta, assicura Lovati: ”Dal punto di vista calcistico, lo aiutò il fatto di compiere tutta la trafila, dai Giovanissimi alla prima squadra. Crescere in un solo ambiente permette agli allenatori di plasmare il ragazzo e anche di mitigarne gli eccessi caratteriali. Tassotti, per esempio, era troppo aggressivo. Andava frenato. riuscito a correggersi, a migliorare. Dal punto di vista tecnico c’era poco da limare. Nelle squadre giovanili lo chiamavamo il brasiliano. Ricordo che una volta, a Firenze, ci ritrovammo in dieci e lo utilizzai come mediano sinistro. Fisicamente era fortissimo, un vero atleta. Un giocatore completo”. Nato a San Basilio, cresciuto nella Lazio, campione nel Milan: una bella storia, quella di Tassotti: ”Nel Milan ha vinto moltissimo, ma la nazionale l’ha ignorato. arrivato in azzurro troppo tardi. Peccato, perché meritava sicuramente di più”. Da allenatore ha già vinto due tornei di Viareggio ”e date retta a Lovati, vedrete che si rivelerà bravissimo anche con la prima squadra. Ha avuto grandi maestri, da Liedholm a Sacchi, da Capello allo stesso Maldini. Da ragazzo sveglio quale è sempre stato e con la voglia d’imparare che gli ha permesso di partire da San Basilio e arrivare al Milan, avrà sicuramente rubato i trucchi del mestiere e saprà usarli”» (Stefano Boldrini, ”Corriere della Sera” 16/3/2001).