17 ottobre 2003
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Lees David
• Nato a Firenze nel 1916, morto a Firenze il 10 gennaio 2004. Fotografo. «Figlio di genitori inglesi - suo padre era il drammaturgo Edward Gordon Craig e sua madre la poetessa Dorothy Nevile Lees - era nato in Italia e nel nostro paese ha trascorso tutta la vita, amandolo molto e immortalandolo coi suoi scatti sin da ragazzino su una vecchia Kodak Ves Pocket. Più tardi la sua passione si è trasformata in un mestiere. Per quasi un trentennio, dall´immediato dopoguerra al 1972, Lees è stato uno dei fotografi di punta di Life, descrivendo il nostro paese ai tantissimi lettori che la rivista vantava. Quella descritta da Lees era un´Italia che si rialzava a fatica dopo le devastazioni della guerra, che vedeva nascere le prime grandi industrie ma che in gran parte era ancora contadina. Colpita da terribili disgrazie come il Vajont o l´alluvione di Firenze. E i suoi personaggi erano capitani d´industria come Olivetti, Agnelli, Piaggio, i nuovi signori della moda Armani, Pucci e Ferragamo, intellettuali come Ezra Pound e Bernard Berenson. Oltre alle persone ”comuni”, con le loro storie, che avevano il potere di divertire o commuovere l´America» (Caterina Briganti, ”la Repubblica” 13/1/2004). «Fotografo di Life, ma soprattutto intellettuale raffinato che ha avuto l’impegnativo compito di raccontare l’Italia, per la grande rivista americana, dal 1945 sino alla chiusura, nel ’ 72 [...] il 1966, Rachele Mussolini è a Predappio. Il busto del marito, sovrasta l’esile figura della donna. Una foto che è metafora di una vita e di un pezzo di storia del nostro Paese. il 1967, Giovanni Agnelli partecipa a un incontro d’industriali: come in una messa in scena teatrale, l’Avvocato è al centro dell’immagine, lontani alcuni uomini su un muro. Si coglie solo il profilo dell’interlocutore, un dettaglio che scompare di fronte al carisma dell’uomo che ”comanda” la Fiat. Due immagini, lo sguardo di un fotografo, il racconto di un Paese. [...] Per Lees raccontare l’Italia non è stato mai difficile. Figlio di un drammaturgo e di una poetessa inglesi, Lees è un fiorentino di fatto visto che, proprio a Firenze, è nato nel 1916. Fondamentale è la sua formazione, avvenuta nel mondo raffinato e cosmopolita della Firenze degli anni Quaranta e Sessanta che, come scrive Antonio Paolucci, ”rappresentavano i più creativi e tumultuosamente vitali nella storia moderna del nostro Paese”. Per lui, quindi, è stato facile raccontare la sua Italia: dai grandi fatti di cronaca ( il Vajont, l’alluvione di Firenze) alle piccole storie di costume (il matrimonio di una ragazza del Sud con un soldato americano) sapendo trovare sempre la cifra giusta che aveva un unico obbligo: parlare alle grandi masse. E Lees lo ha fatto senza mai dimenticare eleganza, rigore giornalistico e aristocratica ironia» (Gianluigi Colin, ”Corriere della Sera” 17/10/2003).