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 2003  ottobre 17 Venerdì calendario

BIANCHI Luisito

BIANCHI Luisito Vescovato (Cremona) 23 maggio 1927, Melegnano (Milano) 5 gennaio 2012 • «[...] sacerdote e profeta di un cristianesimo povero e radicale, autore di numerose opere letterarie [...] cappellano nell’abbazia benedettina di Viboldone, dopo esser stato insegnante al seminario vescovile di Cremona, missionario in Belgio, vice assistente nazionale delle Acli, prete operaio in una fabbrica di Alessandria e inserviente in ospedale. Ma soprattutto fu un prolifico scrittore e poeta: la sua opera più famosa è il romanzo sulla Resistenza La messa dell’uomo disarmato (Sironi, 2003). Ma tra le opere pubblicate vanno anche ricordate Dialogo sulla gratuità (Gribaudo 2004) e Monologo partigiano (Il Poligrafo, 2004). Nel 2008 [...] I miei amici (Sironi), la raccolta dei diari degli anni di fabbrica (1968-1970)» (“la Repubblica” 6/1/2012) • «[...] laurea con Alberoni sui contadini della Val Padana [...] non si sente a suo agio nel ruolo di prete così come viene inteso dalla Chiesa. Nel febbraio del ’68 è operaio alla Montedison di Spinetta Marengo (Alessandria), turnista all’ossido di titanio: “Fu allora che cominciai a riflettere sulla Chiesa come fonte di denaro e di potere: non volevo essere pagato in quanto sacerdote, perché l’annuncio del gratuito deve essere fatto gratuitamente. Per capire, iniziai una ricerca sulle Scritture e sulla storia”. Da allora don Luisito non percepisce un centesimo come prete. Nel ’71 è benzinaio a Milano: “In accordo con il vescovo”. Dal ’75, dopo un grave incidente d’auto, lavora come inserviente in ospedale e poi infermiere. La svolta avviene quando sua madre si ammala: “Cominciai a scrivere al suo capezzale, rivedevo la mia vita. Non so che cosa sia capitato, all’improvviso. Certe scene le avevo maturate da ragazzo in seminario. Mi addormentavo e nel sonno ero in montagna a combattere. Fu la mia spina. Per anni ho dovuto perdonare a me stesso di non essere lì a combattere, di non essere morto [...] Allora a un certo punto mi sono chiesto: che cosa posso fare per onorare i nostri morti? Volevo esprimere il mio grazie alla Resistenza”. Il lavoro di don Luisito diventa uno scavo nella memoria dell’infanzia e dell’adolescenza, nelle inchieste sui contadini fatte per la tesi, nei libri. [...] “Mio papà parlava poco, era un verniciatore [...] sosteneva che i preti non hanno cuore. Mentre ero diacono, venne da me per chiedermi di venir via. Vedendo la mia ostinazione mi disse: Se vuoi fare il prete, almeno fallo giusto... ma non ho rimpianti, io sono un povero diavolo e resisto. In fondo è stata la Chiesa a insegnarmi la religione della Resistenza”» (Paolo Di Stefano, “Corriere della Sera” 17/10/2003).