Varie, 17 ottobre 2003
SPATARO
SPATARO Armando Taranto 16 dicembre 1948. Magistrato (dal 1975). Procuratore aggiunto a Milano, città in cui arrivò nel 1976. Dopo le dimissioni di Antonio Di Pietro, avvenute nel 1994, fu chiamato dal Procuratore Generale di Milano Francesco Saverio Borrelli a far parte del pool di ”Mani Pulite”. Dal 1998 al 2002 fece parte del Consiglio superiore della magistratura: alla fine del mandato tornò a Milano per ricoprire l’incarico di procuratore aggiunto • «[...] un poster di Norman Rockwell che Spataro appende in ogni sua stanza di lavoro: una bambina di colore cammina impettita vestita di bianco con i libri in mano, circondata da 4 uomini in divisa di cui non si vede la faccia, accanto a un muro sporcato dai pomodori lanciati e lordato dalla scritta insultante nigger. ”C’è tutto [...] C’è la legge, prima di ogni altra cosa, rappresentata da uomini senza volto la cui identità sta scritta solo nella fascia al braccio”, gli agenti federali Marshals Service che nel 1960 su ordine della Corte suprema americana scortavano la bambina di colore Ruby Bridges affinché fosse ammessa alla scuola elementare di New Orleans dove l’apartheid dei bianchi non voleva farla entrare; ”c’è l’arroganza di chi mal sopporta la forza della legge e per questo insulta la piccola con la scritta sul muro”; ma ”ci sono anche l’orgoglio e il coraggio di chi si affida solo alla legge, procedendo a petto in fuori e a testa alta: pomodori e insulti non sfiorano la bambina, il suo abito resta immacolato”. [...] Per Spataro, ”il compito dei pm non è formulare ipotesi, specie in atti giudiziari, ma mettere a nudo la realtà con prove inconfutabili. E se ciò non è possibile, il pm si ferma” perché ”non è onnipotente, né può forzare la realtà processuale, neppure quando sia convinto di un realtà storica che non riesce a dimostrare. Altrimenti, finirà per favorire quei poteri criminali che si proponeva di contrastare [...] Ancora mi pesa non aver trovato gli autori dell’omicidio di Lorenzo Iannucci e Fausto Tinelli” ( Fausto e Iaio del centro sociale Leoncavallo, uccisi nel 1978 due giorni dopo la strage di via Fani): ”Vorrei chiedere scusa ai loro genitori, parenti e amici. Anche se non riesco a individuare colpe o superficialità nelle nostre indagini”» (Luigi Ferrarella, ”Corriere della Sera” 4/6/2010).