Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2003  ottobre 17 Venerdì calendario

SLLIMA

SOLLIMA Giovanni Palermo 24 ottobre 1962. Violoncellista. Compositore. «Attualmente è uno dei nostri migliori compositori, uno dei pochi che compaia regolarmente nelle stagioni di musica contemporanea all’estero. Ma soprattutto è un musicista versatile e curioso, capace di passare da uno straziante solo di violoncello (è anche un virtuoso di questo strumento) alla rielaborazione della tradizione dei canti di montagna [...]» (Aldo Lastella, ”la Repubblica” 1/10/2002). «Ha iniziato presto a conoscere a conoscere l’Europa. Da ragazzo, la Sicilia era solo un ricordo e un punto di partenza quando entrò a far parte della European Youth Orchestra voluta da Claudio Abbado. ”Si viveva la musica come puro piacere, senza pensare ad altro. Allora, una volta terminato il periodo di studio, si formavano dei gruppi da camera per continuare idealmente quella meravigliosa esperienza”. Per lui suonare in gruppo non era certo una novità: lo faceva sempre con i suoi cinque fratelli, anche in pubblico [...] ”Quando in Germania, a vent’anni studiavo serialismo e dodecafonia mi rendevo conto, già allora, che questi due generi erano datati, perciò mi spingevo verso la contaminazione. Per me, nella musica, non ci sono barriere. La musica moderna è ibridazione”. E con mano leggera, Sòllima passa con naturalezza dal violoncello a strumenti come il sarangi e il rebab (rispettivamente indiano e nordafricano) per i quali scrive brani pensati per quel tipo di suono, un po’ misterioso. Con lui, poi, la chitarra elettrica entrerà per la prima volta in orchestra come strumento solista [...] ” un mezzo che ha espresso un codice di comportamento, come la Harley Davidson per le moto. Frank Zappa e Jimi Hendrix ne sono stati le sue icone viventi. La chitarra elettrica contiene una tale massa di suoni che non esiterei a paragonarla a quella di certuni organi di epoca rinascimentale o barocca o cert’altri dell’800. Per me, oggi, è uno strumento orchestrale che può creare filigrane di suoni dal timbro vellutato”» (Francesca Pini, ”Sette” n. 44/1998).