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 2003  ottobre 17 Venerdì calendario

SINISCALCO

SINISCALCO Domenico Torino 15 luglio 1954. Economista. Managing director e vicepresidente di Morgan Stanley International (dal 2006). Dal 2010 a capo di Assogestioni, il ”parlamentino” delle case di risparmio gestito italiane ed estere che operano nel nostro Paese. Ex ministro dell’Economia (dal luglio 2004, in sostituzione di Tremonti, al settembre 2005, sostituito da Tremonti). « un professore di economia, un articolista de Il Sole 24 Ore, è stato consigliere di amministrazione all’Eni, alla Telecom e alla Vitaminic. Spiega: ”Sono qui per rimettere a posto i beni pubblici. Per semplificare e rendere trasparente il patrimonio dei cittadini italiani”[…] un uomo abituato a parlare in modo semplice e comprensibile. I suoi modi sono diretti, quasi bruschi. ottimista sul futuro. Dice di non avere mai avuto momenti di crisi. Le stanze dove lavora sono arredate nello stile di cento anni fa, le librerie in legno scuro sembrano cattedrali gotiche, i divani e gli arredi raccontano un’austerità di altri tempi, sul camino c’è un testo del 1912, I Principi di Scienza delle Finanze di Francesco Saverio Nitti, ”un grande personaggio... Uno che operò in una fase di rottura degli schemi, questo saggio è autografato e dedicato al figlio Vincenzo. Per certi versi è attualissimo”. Torinese, di famiglia cattolica, è figlio di Marco, docente di diritto penale, e di Elisabetta, avvocato. I genitori lavorano assieme, nello stesso studio legale. In casa Siniscalco, l’università è come una seconda casa. ”Io le devo tutto. Ho anche una sorella docente di Botanica e uno zio, Paolo, illustre filologo”. Si è laureato in Giurisprudenza - tesi in Economia politica - con Franco Momigliano ed è diventato a 24 anni assistente di Franco Reviglio alla cattedra di Scienza delle Finanze dell’Università di Torino. ”Con una bugia: a Reviglio serviva un assistente supplente. Non ero ancora laureato, mi chiese quanti esami mi mancassero, io risposi pronto: soltanto due. E invece erano cinque... tenevo moltissimo a quel posto, fu un massacro dare tutti gli esami in tempo”. Nel 1978, in giugno, Reviglio lo chiama a Roma, al ministero delle Finanze. ”Eravamo in tre, nel suo staff: Giulio Tremonti come assistente giuridico, Alberto Meomartini come capo ufficio-stampa e io”. Laico-socialista-liberale, tiene a precisare di non essersi mai schierato politicamente. ”Ho avuto sempre come punti di riferimento Reviglio, Giuliano Amato e Tremonti. Con loro ho lavorato e studiato, con Amato abbiamo realizzato la manovra del 1992. Sono vicino ad ambientalisti come Ermete Realacci, e a tante persone che fanno mestieri diversi dal mio, come il banchiere Alessandro Profumo e il produttore televisivo Giorgio Gori. Ho imparato da ragazzo dalla scuola universitaria torinese che chi si occupa di economia deve conciliare tre mestieri: la ricerca e la scrittura di testi, l’impegno nelle decisioni pubbliche, il lavoro nell’impresa. Esco pochissimo, e ho gli stessi amici da anni: con loro pensiamo insieme e ci ritroviamo all’interno della Fondazione Mattei, un’istituzione al di fuori del casino della politica che si occupa di ricerche e di studi per uno sviluppo sostenibile. […] Juventino appassionato, è felice quando convoca - sempre di sabato e sempre a porte chiuse - le venti o trenta persone che partecipano agli incontri della Fondazione Mattei. […] ”Mi piacciono quelli che hanno girato il mondo, mi stimolano l’intreccio delle culture, la rottura degli schemi, trovo utilissimo il disordine e l’anticonformismo nelle discussioni. Ai miei studenti spiego che le società sono complesse e cambiano per conto loro, noi possiamo soltanto capire l’onda del momento e cavalcarla... Per farlo, dobbiamo saper ascoltare anche chi si occupa di sociologia, di tv, di giornali, di sondaggi, di religione, di ecologia e non dimenticare mai di essere sospettosi, come insegna la saggezza contadina. L’economia non basta, da sola”» (Barbara Palombelli, ”Corriere della Sera” 17/6/2002).