Varie, 15 ottobre 2003
MARINI
MARINI Piero Valverde (Pavia) 13 gennaio 1942. Arcivescovo. Dal 2007 presidente del Pontificio Comitato per i Congressi eucaristici internazionali. Ordinato sacerdote nel 1965. Ha studiato teologia nel seminario di Bobbio; nel 1970 ha conseguito la laurea in teologia con specializzazione in liturgia e, nel 1981, ha preso una seconda laurea in scienze politiche. Sin dal ”65 ha lavorato nella Curia romana. Dal 1970 ha prestato servizio nelle celebrazioni liturgiche presiedute dal Papa e il 12 ottobre 1975 è stato nominato Cerimoniere pontificio. Ha preso parte ai due conclavi del ”78 per le elezioni di Giovanni Paolo I e di Giovanni Paolo II. Ha lasciato la carica nel 1985 a seguito della sua nomina a sottosegretario nella Congregazione per il Culto Divino. Conosce bene l’inglese, il francese, lo spagnolo, il tedesco. Ha scritto vari articoli sulla attuazione della riforma liturgica del Concilio Vaticano II e ha collaborato alla redazione del nuovo Caerimoniale Episcoporum. Il 24 febbraio 1987 è stato nominato Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie e il 21 febbraio 1998 Giovanni Paolo II lo ha elevato alla carica di vescovo. Nel settembre 2003 è diventato arcivescovo. Negli anni di Pontificato di Wojtyla ha seguito regolarmente il Papa nei suoi viaggi • «’Un tempo la mia preoccupazione principale era riservata all’andamento delle celebrazioni, ma negli ultimi anni essa è piuttosto rivolta alla persona del Papa e alle sue difficoltà fisiche. Sì, a volte sono preoccupato, come in ogni famiglia ci si preoccupa per una persona cara che si trova in difficoltà. Cerco di essergli di aiuto come a un familiare a cui si vuole bene, facendomi interprete, per quanto possibile, di tutto il rispetto e la venerazione che il Papa riceve da parte dei fedeli presenti alle celebrazioni e delle persone sparse in tutto il mondo”: parla così il ”Maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie”, l’arcivescovo Piero Marini. Lo vediamo sempre accanto a Papa Wojtyla, generalmente sulla destra, che gli indica con il dito la riga del messale dove leggere, o gli aggiusta lo zucchetto se glielo porta via il vento. O gli tiene la pisside mentre dà la comunione. Ma qualche volta l’abbiamo anche visto sostenere il Papa, con una mossa decisa del braccio, quando ancora camminava e rischiava di cadere. Marini aveva 36 anni quando fu eletto Papa il cardinale Wojtyla: ”Allora ero nella Congregazione per il Culto. Responsabile dell’Ufficio delle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice era il cardinale Virgilio Noè. Io ero uno dei cerimonieri che hanno partecipato ai due Conclavi del 1978. E’ stata un’esperienza unica”. Viene dunque la curiosità di chiedergli se quelle due elezioni siano state una sorpresa anche per chi era dentro, oltre che per quanti da fuori attendevano la fumata bianca. ”All’inizio dei due Conclavi nessuno dei presenti pensava ad Albino Luciani, o a Karol Wojtyla. In qualche modo ho potuto sperimentare, in quei giorni, l’azione dello Spirito che guida la Chiesa. Ma tra le due, la maggiore sorpresa fu ovviamente quella del cardinale di Cracovia: un Papa non italiano, proveniente da oltre cortina, da un Paese comunista! Un Papa giovane, tutto da scoprire”. Al giovane monsignore non toccò accompagnare il Papa nuovo che si affacciava alla Loggia: quel compito fu di monsignor Noè, oggi cardinale. ”Io – racconta Marini – ho vissuto l’emozione dell’annuncio ’Habemus Papam’, accompagnando il cardinale Felici sulla Loggia centrale della Basilica di San Pietro”. Quando, poco dopo, si affacciò il Papa, Marini era affacciato a uno dei balconi laterali: ”Da lì ho vissuto la prima sorpresa di un Pontificato che tante ne avrebbe riservate: quel saluto improvvisato alla folla, che non era mai stato fatto prima di allora”. Otto anni più tardi Marini prende il posto di Noè, come ”Maestro delle celebrazioni”. [...] ”Ho scoperto – confida il cerimoniere pontificio – di che tempra sia quest’uomo e questo credente. Sempre resto colpito dalla forza della sua preghiera”. Qualcosa di Wojtyla, veramente, la sapeva già: ”L’avevo conosciuto a Cracovia nel 1973, quando ero stato suo ospite per alcuni giorni in occasione delle feste di Santo Stanislao. La prima sera mi accompagnò nella mia stanza per assicurarsi che tutto fosse in ordine”. Ma la presa conoscitiva che un cerimoniere ha sul Papa è unica. E non solo per la vicinanza nelle celebrazioni, ma soprattutto per il lavoro di preparazione dei riti, soprattutto quando si è trattato di celebrazioni nuove, come quelle giubilari della ”Giornata del perdono” e della memoria dei martiri del ventesimo secolo. Ma anche le celebrazioni ecumeniche sono state un ”grande laboratorio”, al quale il Papa ha preso parte con ”assiduità”, facendosi leggere i testi ”riga per riga”. ”Ho visto da vicino – dice l’arcivescovo – quanto quest’uomo ami gli uomini: i suoi incontri con i fedeli e i suoi viaggi rivelano un’autentica passione per l’uomo, soprattutto per i malati, i poveri, i dimenticati. Ho sperimentato inoltre il servitore del Vangelo, sempre mosso dall’esigenza di annunciare la Parola e di confermare la fede. Indirettamente, ho potuto percepire l’impegno con cui ha tentato di abbattere tutti i muri tra gli uomini. Soprattutto quelli delle ideologie, dei fondamentalismi, delle inimicizie”. C’è chi critica – anche nella Chiesa – le novità delle celebrazioni papali, dalle vesti alle danze. [...] E fare quella critica vuol dire mettere sotto accusa il cerimoniere del Papa. Marini ribatte colpo su colpo: ”[...] Le celebrazioni papali hanno una caratteristica marcatamente universale e dunque abbisognano dell’adattamento e dell’inculturazione previsti dal Concilio”. Una danza africana a San Pietro, secondo Marini, è a casa sua: ”Il beato Comboni fu missionario in Africa e da Khartoum, per la beatificazione, era venuto il neo-cardinale con un centinaio di africani, che hanno accompagnato l’offertorio secondo la cultura e la modalità africana”. Che ne pensa il Papa di questi adattamenti? ”Sono in sintonia con la sua volontà. Giovanni Paolo II ha sempre apprezzato le varie culture, anche le più lontane e le più povere”» (Luigi Accattoli, ”Corriere della Sera” 15/10/2003).