Varie, 15 ottobre 2003
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Kennedy Nigel
• Brighton (Gran Bretagna) 28 dicembre 1956. Violinista. Diplomato alla prestigiosa Julliard School di New York, è diventato famoso oltre che per la sua tecnica per il suo look da rockstar. Debutta da solista nel ’77 alla London Philharmonic. Introdotto il jazz nei suoi concerti classici, si rivela con l’incisione dal vivo nell’89 delle Quattro stagioni di Vivaldi. «Il calcio di rigore Nigel Kennedy lo sferra al 90? minuto, con le note di Vivaldi ancora nell’aria. Il violinista torna alla ribalta con un pallone tra i piedi: ”Attenti, adesso tiro”. Lancio lungo, dritto in fondo alla platea. Il pallone vola sulle teste degli spettatori della Philharmonie, che increduli ne seguono la traiettoria finchè una signora bionda balza dalla poltrona e, rivelando insospettabili doti di portiere, lo afferra con le mani ingioiellate. Un colpo di pallone che scuote il tempio della musica sinfonica fondato da Karajan. Che forse in quell’istante si rivolta nella tomba, ma intanto, nella sua sala sverginata dallo scandaloso fuori programma, scoppia un uragano di applausi, fischi, grida. Come a un concerto rock. E invece, fino a un attimo prima, qui era di scena Vivaldi con le Quattro Stagioni e due concerti per due violini. Ma Nigel, si sa, oltre a essere un tifoso perso dell’Aston Villa, è anche un guastatore nato. La pallonata in faccia alla platea ha funzionato. La gente ci sta. E allora come bis attacca Jimi Hendrix, le ruvide note di Purple Haze, accompagnato dall’ensemble dei Berliner che tormentano i loro preziosi violini come chitarre. Sempre suonando, scende in platea, interrompendosi per baciare la mano a una signora o per urtare col pugno, suo saluto abituale, uno spettatore. Infine scompare dietro le quinte trascinandosi dietro come un pifferaio magico gli strumentisti in fila indiana. [...] Violinista di indiscussa fama e valore, ma anche capace, con la sua foga esecutiva, i suoi ritmi violenti, di conquistare platee di giovani e sconvolgere l’esangue mercato della classica con milioni di dischi venduti. Facile per lui far cadere tanti tabù in un colpo solo. [...] Anzichè il frac d’ordinanza, palandrana nera, bragoni, sciarpa, anfibi ai piedi, cresta di capelli imbalsamati dal gel. Poi il gestire: Nigel il punk suona saltando, avanza minaccioso verso l’orchestra e si ritrae a balzi. Suona e ride, suona e sfotte. Incita i musicisti cacciando dei clamorosi ”ohi!’, improvvisa cadenze da solista, accartoccia le partiture, butta all’aria la scaletta ufficiale arricchendola con brani di Bach e Berio. Un marasma musical-clownesco che, contravvenendo al bon ton della classica, strappa applausi tra un movimento e l’altro. Una ”gaffe” che piaceva a Bernstein: ”E’ bello sentire applausi fuori tempo, significa che c’è un nuovo ascoltatore”. ”Piace anche a Vivaldi - aggiunge Nigel - Mi ha detto che è molto contento di me. Per tanto tempo è stato trascurato, bollato come ’noioso’. Io invece ho dimostrato che con lui ci si può divertire. Piace ai giovani perchè ha composto per i giovani. Per le ragazze dell’orfanotrofio della Pietà di Venezia, alle quali ha regalato un po’ di serenità. Io e il Prete Rosso ci somigliamo. Tutti e due siamo contro la burocrazia e i formalismi. Vivaldi ha infranto tutti gli stereotipi musicali del suo tempo, ha litigato con i potenti. Per lui contava solo la musica e la gioia che può dare”. Una gioia per Kennedy inscindibile dalla presenza del pubblico: ”Tra me, il mio violino e gli ascoltatori si crea un circuito di elettricità. Non succede se suono da solo. Figurarsi poi se con me ci sono musicisti straordinari come i Berliner. Stavolta la scossa l’ho presa anch’io”» (Giuseppina Manin, ”Corriere della Sera” 15/10/2003).